25 marzo 2008

Decrescita e Elezioni2008

LETTERA APERTA AI CANDIDATI ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE ED AMMINISTRATIVE IN FRIULI VENEZIA GIULIA

Premessa
E' in via di costituzione la Rete di economia solidale del Friuli Venezia Giulia. Il documento base che illustra le motivazioni, gli obiettivi ed il percorso costitutivo di tale iniziativa può essere esaminato sul blog resfvg.blogspot.com.

Tale documento: "Costituzione della Rete di Economia Solidale del Friuli Venezia Giulia RESFVG", si apre descrivendo il motivo che porta diverse associazioni e persone già impegnate nella realizzazione e diffusione di buone pratiche a fare rete: "L'attuale sistema socio economico, egemonizzato dal mercato capitalistico, sta portando l'umanità verso il collasso ambientale, economico, energetico, sociale e politico. Soluzioni parziali non sono più percorribili in quanto i fattori di crisi sono ormai sistemici. Occorre rompere l'egemonia di tale modello economico, i cui obiettivi sono quelli di espandere all'infinito bisogni e consumi, di rendere "liquide", strumentali, le relazioni fra le persone e gli aggregati sociali. E' urgente immaginare insieme, progettare e costruire un nuovo sistema, in grado di offrire a noi tutti un percorso diverso e democratico di fare economia"solidale".

Le ragioni di un cambiamento
Da questa breve premessa si può facilmente comprendere il motivo per il quale il presente appello è rivolto indistintamente a tutti i candidati, poiché nessuno dei partiti sostiene esplicitamente ed in modo organico la necessità di uscire dalla logica della crescita indefinita che viene espressa sinteticamente attraverso la formula dell'incremento del PIL.
Pur con accentuazioni diverse - sul ruolo e sul peso delle politiche di welfare da adottare, sulle misure per affrontare la crisi ambientale ed energetica - tutte le formazioni politiche continuano a ritenere, di principio o di fatto, il mercato come principale motore di sviluppo del benessere materiale delle persone.

Non siamo contro il mercato, ma contro la sua egemonia materiale e sociale, nel garantire la sussistenza. Siamo invece convinti che la principale forma di organizzazione economica in grado di assicurare benessere materiale e psicologico, coesione sociale, rispetto dell'ambiente e delle risorse naturali finite sia rappresentata dai sistemi di reciprocità (la reciprocità è, ad esempio, il principio che accomuna tutti i soggetti del terzo settore e che connotava l'economia civile della scuola napoletana e lombarda del XVIII secolo: Genovesi,
Verri, Beccaria, Romagnoli, Cattaneo, Muratori).

Il mercato si basa sullo scambio, sulla competizione, sull'espansione infinita dei bisogni e quindi dei consumi. La sua logica è talmente pervasiva da aver incorporato, piegato, la società e le sue istituzioni all'economia. La forma economica, da mezzo per garantire la sussistenza, è diventata fine. E l'uomo il suo mezzo.
La reciprocità, basata sul dono, sulla cooperazione, sulla solidarietà, sulla mutualità già ora produce beni materiali e relazionali la cui evidenza economica è difficilmente percepibile, non esistendo un sistema di contabilizzazione che non sia mediato dalla moneta. Se lo si facesse (e non sarebbe per nulla difficile farlo), siamo convinti che il peso economico di questo sistema già ora sarebbe uguale se non superiore a quello prodotto dal mercato, e senza gravare quest'ultimo delle perdite dovute ai danni sociali ed ambientali che esso produce ed esternalizza. La reciprocità è quindi un sistema sociale ed istituzionale che incorpora l'economia, che la mantiene mezzo e non fine.
La reciprocità già oggi crea beni relazionali ad alto valore sociale aggiunto, compresa la fiducia, senza la quale lo stesso mercato (come ormai avviene sempre più spesso) corre il rischio di trasformarsi in una giungla che non premia i più bravi, i più innovativi ma i più spregiudicati. L'aumento dei beni relazionali è il primo passo decisivo per ridurre l'attuale propensione ai consumi superflui e compulsivi, ma divenuti necessari per anestetizzare la mancanza di senso delle nostre vite. Basti pensare al peso che ha oggi (anche in termini di sola spesa sanitaria) la depressione, evidente sintomo di tale mancanza di senso, della povertà di relazioni vere, profonde, non strumentali fra le persone.

La reciprocità può allo stesso tempo assicurare la produzione di beni materiali necessari alla sussistenza dell'uomo e del suo ambiente a condizione di avviare un grande processo di trasformazione della nostra organizzazione sociale, economica e territoriale. E' un compito certamente colossale, ma meno oneroso e rischioso degli effetti delle guerre che la natura, o le nazioni, possono scatenare a causa degli sconvolgimenti climatici o dell'esaurimento delle materie prime.

Poiché non riteniamo di essere utopisti o sprovveduti, ma semplicemente mossi dal principio di precauzione e di responsabilità, condividiamo con molti ormai, la proposta di avviare forme sperimentali di economia solidale, a partire dal territorio in cui viviamo. Gli effetti positivi si possono già apprezzare. Ad esempio, i Gruppi di acquisto solidale, limitandoci a quelli che si sono formati per l'acquisto di beni alimentari, stanno producendo una domanda che incentiva l'offerta dell'agricoltura e della zootecnia biologica locale. Questo processo di formazione di filiere corte (perché avvicinano produttore e consumatore) ha una pluralità di vantaggi di natura sistemica: valorizza le risorse locali, riduce i trasporti di merci e persone, responsabilizza produttori e consumatori, sviluppa forme di convivialità fra le persone.

La nostra azione è quindi orientata a sostenere lo sviluppo sul territorio di queste buone pratiche e di farle interagire affinché diventino progressivamente sistema. Questi sistemi territoriali sono definiti distretti e reti di economia solidale.

Il documento che abbiamo segnalato in premessa descrive, seppur succintamente, il percorso che intendiamo seguire.

L'appello
Il processo di conversione della nostra economia, che abbiamo descritto e che responsabilmente cerchiamo di promuovere dal basso, attraverso l'impegno diretto dei cittadini e delle loro forme organizzate, potrà accelerare i suoi tempi di realizzazione ed aumentare la sua efficacia se, parallelamente, troverà appoggio e coerenza nell'azione politico-amministrativa delle istituzioni pubbliche.

Chiediamo pertanto ai candidati e alle loro formazioni politiche:
  • di riconoscere la necessità, per fronteggiare la crisi ambientale e sociale innescata ed alimentata dal sistema economico di mercato, di far progressivamente crescere il sistema di economia solidale;
  • di perseguire tale obiettivo di crescita secondo un'ottica di tipo sistemico e di traguardarlo in orizzonte non solo di breve periodo. In questo modo sarà possibile immaginare un percorso di programmazione di interventi non episodici della pubblica amministrazione;
  • di coinvolgere i cittadini nei processi programmatori e decisionali, attraverso forme di reale democrazia partecipativa. Perché ciò si realizzi occorre assicurare la massima informazione e trasparenza della pubblica amministrazione, nonché prevedere e sostenere iniziative di autogoverno di servizi che i cittadini possono attivare secondo principi di reciprocità;
  • di orientare le politiche e le azioni dell'intero sistema pubblico e dei suoi enti strumentali a tutela dell'ambiente e dei beni comuni, al risparmio e all'autonomia energetica, all'obiettivo dello "zero rifiuti", al favorire il massimo sviluppo delle filiere corte per tutti i beni che possono essere prodotti e consumati nel territorio regionale;
  • di riconoscere l'utilità sociale delle buone pratiche e delle loro reti territorialmente organizzate coinvolgendole, al pari delle altre categorie socialmente ed economicamente significative, nelle scelte delle diverse amministrazioni e sostenendole con adeguati strumenti.

22 marzo 2008

Documenti e appuntamenti

Segnalo la disponibilità di nuovi documenti presso la sezione "Pagine" del gruppo, all'indirizzo groups.google.com/group/resfvg.

Al momento oltre il documento base RESFVG è presente il resoconto dell'Assemblea regionale che si è svolta recentemente a Palmanova, nonché il resoconto dell'incontro della nascente Rete di Economia Solidale di Udine (RESUD) tenutosi lo scorso mercoledì 19 marzo.

Il prossimo appuntamento per RESUdine è stato fissato per il 23 aprile, ore 20.30, presso il Circolo ARCI NuoviOrizzonti ai Rizzi.

Colgo anche l'occasione per diffondere la notizia di un'interessante iniziativa sui temi della democrazia partecipativa: presso il Circolo ARCI Mis(s)Kappa, via Bertaldia Udine, Gilberto Marzano e Gaddo De Anna ci spiegheranno cosa sono e come funzionano Agenda 21 e il Bilancio Partecipativo, nel corso di un incontro ititolato "Gli strumenti della partecipazione, gli strumenti della decisione". Martedì 25 marzo, ore 18.00. Qui la locandina.

20 marzo 2008

La mappa della rete RESFVG


Guarda la mappa ingrandita


Costruzione collaborativa della mappa della Rete.
Se non avete ricevuto l'invito per inserire il vostro "segnaposto" nella mappa, potete comunicare i vostri dati a RESFVG via mail.
Al momento, è preferibile mappare solamente gli enti e le associazioni.

ps: nei commenti trovate alcune indicazioni per usare GoogleMaps e inserire il vostro segnaposto nella mappa.

4 marzo 2008

Costituzione della Rete di Economia Solidale


Commentiamo liberamente il seguente documento (una sua versione estesa, comprensiva di note e glossario, si trova qui a destra, nella sezione Documenti utili)



Costituzione della Rete di Economia Solidale del Friuli Venezia Giulia “RESFVG”


L’orizzonte
L’attuale sistema socio economico, egemonizzato dal mercato capitalistico, sta portando l’umanità verso il collasso ambientale, economico, energetico, sociale e politico. Soluzioni parziali non sono più percorribili in quanto i fattori di crisi sono ormai sistemici.
Occorre rompere l’egemonia di tale modello economico, i cui obiettivi sono quelli di espandere all’infinito bisogni e consumi, di rendere “liquide”, strumentali, le relazioni fra le persone e gli aggregati sociali.
E’ urgente immaginare insieme, progettare e costruire un nuovo sistema, in grado di offrire a noi tutti un percorso diverso e democratico di fare economia“solidale”.

L’obiettivo
In Italia, come in altri Paesi, si stanno costituendo reti locali di buone pratiche, denominate distretti e reti di economia solidale.

Le buone pratiche (i nodi della rete), che si stanno moltiplicando anche nella nostra regione, possono iscriversi in un orizzonte di economia solidale solo se sapranno fare sistema, ovvero sostenersi reciprocamente e dotarsi di istituzioni in grado di offrire un contenitore tale da garantirne il sostegno e lo sviluppo. I distretti e la rete di economia solidale sono per l’appunto questo contenitore istituzionale.


Il percorso
1. I nodi del sistema.
Sul nostro territorio si stanno moltiplicando realtà che a diverso titolo possono definirsi buone pratiche
L’esperienza insegna che queste singole iniziative, se scollegate fra loro e prive di un comune progetto, corrono il rischio di essere riassorbite dal sistema, di esaurire la loro originaria carica ideale.
Questa constatazione ci suggerisce due caratteristiche fondamentali che devono connotare le imprese dell’economia solidale: la necessità di non superare soglie dimensionali tali da togliere ai soci una reale capacità di partecipazione democratica; l’esigenza di connettersi con altre realtà associative e produttive del territorio di insediamento.

2. La rete di primo livello. I distretti di economia solidale
Perché le singole pratiche facciano sistema, determinino un insieme di condizioni tali da produrre un’economia solidale, ecocompatibile, democratica, ove prevalga il principio di reciprocità occorre riscoprire il legame fra noi e l’ambiente in cui viviamo e da cui possiamo trovare sostentamento per i nostri bisogni di sopravvivenza (anche in caso di esaurimento del petrolio e di altre materie prime) e di relazione con gli altri.

Lo strumento che pensiamo viene comunemente definito “distretto di economia solidale”.

Per passare dall’economia formale, quella del mercato in cui siamo immersi e da cui dipendiamo in larghissima parte, all’economia sostanziale11, solidale, ecologicamente e socialmente sostenibile, il distretto rappresenta un laboratorio nel quale le buone pratiche impareranno a cooperare, a ridurre gradatamente la logica, il peso economico e sociale dello scambio con quello della reciprocità, del dono, della cooperazione.

Per queste ragioni il nostro sforzo, in questa prima fase, deve avere come scopo quello di dimostrare che il distretto di economia solidale è un modello, un prototipo in grado di offrire una soluzione “felice”, non socialmente traumatica, di riconversione sociale ed economica.
In Friuli Venezia Giulia ci proponiamo di individuare alcune aree territoriali in cui avviare prototipi di distretto, per creare una prima rete di sostegno, di scambio di esperienze.

3. Il secondo livello. La rete di economia solidale del Friuli Venezia Giulia
Il distretto, come si è definito, rappresenta la prima rete di relazioni necessarie ad assicurare gran parte dei bisogni primari e relazionali delle persone. Ma, per altri bisogni e relazioni, per una maggiore efficacia del sistema, occorre andare a scale territoriali superiori. Per questo si ipotizza, in questo nostro contesto, un livello di scala regionale (ad una sorta di consorzio fra distretti), che chiamiamo rete di economia solidale del Friuli Venezia Giulia.


Finalità e forma della Rete di economia solidale
Se la configurazione finale della Rete regionale sarà quella del “consorzio” fra i distretti, ciò potrà aversi solo quando l’intero o gran parte del territorio regionale sarà distrettualizzato.

Nel frattempo pensiamo ad un organismo provvisorio, composto da soggetti collettivi, al quale affidare i seguenti compiti:
  • sostegno e sviluppo delle buone pratiche e dei distretti di economia solidale sull’intero territorio regionale;
  • diffusione delle informazioni, della conoscenza e della cultura dell’economia solidale all’intera collettività regionale e alle sue istituzioni pubbliche;
  • rappresentanza dell’economia solidale.

Per poter svolgere le prime due funzioni, occorrono competenze e mezzi non reperibili attraverso il solo ricorso al contributo degli associati. Convinti che l’azione svolta dalle buone pratiche e dalle loro reti riveste, ed in misura sempre crescente, assumerà una forte valenza di pubblico interesse (economico e sociale) riteniamo legittimo chiedere esplicitamente (e senza contropartite più o meno esplicite) alle principali istituzioni pubbliche il riconoscimento della RESFVG ed il suo sostegno finanziario e normativo.


Forma della Rete di economia solidale
Per giungere alla costituzione di quella che abbiamo chiamato istituzione provvisoria occorre passare attraverso una fase costituente, che avrà il compito:
  • di raccogliere le adesioni di tutti i soggetti interessati;
  • di stilare la “Carta” della Rete e portarla all’approvazione dell’Assemblea costituente;
  • di eleggere gli organi di governo, stabiliti dalla Carta medesima.

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Gli appuntamenti
Sabato 15 marzo a Palmanova, ore 9.30, presso il Meeting Point San Marco (entrata a fianco del Duomo, nella piazza centrale): assemblea costituente.
L’assemblea costituente decide data, luogo e modalità di convocazione dell’assemblea generale di costituzione della Rete.