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13 novembre 2013

Due importanti iniziative in tema di etica, ambiente, economia, decrescita.

Due importanti iniziative in tema di etica, ambiente, economia, decrescita.

Promosso dal Forum per i beni comuni e l’economia solidale del Friuli Venezia Giulia il 29 novembre prossimo inizia un primo corso di formazione per promotori di distretti di economia solidale. Richiamando l’appellativo attribuito ai fondatori della prima cooperativa di consumo europea, nata nel 1844 in un sobborgo di Manchester, i futuri inizitori dei distretti di economia solidale nella nostra regione, vengono definiti: “Probi pionieri dell’economia solidale del Friuli Venezia Giulia”. SONO APERTE LE ISCRIZIONI.

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Organizzato da LabEED – Laboratorio di etica economia diritto dell’Università di Udine è già iniziato un ciclo di conferenze sui temi trattati dal Laboratorio. Il prossimo appuntamento è per lunedì 18 novembre, alle ore 11.00 presso il Polo economico-giuridico a Udine. Francesco Marangon parlerà di: “Il valore economico del paesaggio”. 

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Entrambe le iniziative vedranno l’intervento di Mauro Bonaiuti, cofondatore del movimento della decrescita in Italia. E’ da poco uscito il suo saggio “La grande transizione. Dal declino alla società della decrescita”.

24 giugno 2013

ULTIME DAL FORUM PER I BENI COMUNI E L'ECONOMIA SOLIDALE

Due belle notizie. 
La prima viene da Cormons, dove nei giorni scorsi è stata approvata all'unanimità la delibera comunale che recepisce la proposta del Forum rivolta a tutti i Comuni della regione. Cormons è quindi il quarto, dopo Romans d'Isonzo, Tramonti di sotto e Gorizia. Certo, riuscire a contare fino a 218, tanti sono i Comuni del Friuli Venezia Giulia, occorre tanta pazienza, ma se ci diamo tutti da fare, promuovendo la proposta nei nostri rispettivi luoghi di vita potremo tagliare prima il traguardo. 
Questo lavoro è comunque prezioso per fare cultura, per rendere propizio il clima necessario a far passare a Trieste, in Consiglio regionale, la proposta di legge sull'economia solidale che abbiamo predisposto in parallelo alla bozza di delibera comunale. 
E veniamo proprio a questo secondo importante obiettivo. Venerdì scorso, presso la sala Pasolini della sede della Regione a Udine, abbiamo tenuto un incontro con i Consiglieri regionali (qui il depliant) interessati ad accompagnare la legge nel suo iter di elaborazione. Erano presenti in 8: Elena Bianchi, Vittorino Boem, Franco Codega, Silvana Cremaschi, Alessio Gratton, Pietro Paviotti, Cristian Sergio, Andrea Ussai. Ma non basta. Altri 7 Consiglieri, pur non potendo partecipare, si sono dimostrati interessati a dare un loro aiuto.
Tutti gli intervenuti, nell'esprimere il loro apprezzamento per l'iniziativa, ne hanno segnalato la forte carica innovativa, ma che proprio per questa sua caratteristica richiede un salto cognitivo di grande ampiezza, l'abbandono di concetti e visioni dello sviluppo economico e sociale che fanno parte di un paradigma, di un immaginario, di una realtà tuttora prevalente, anche se in crisi (che noi riteniamo irreversibile). 

Si è quindi convenuto, prima di affidare la proposta ai tecnici affinché la traducano in un articolato di legge da trasmettere poi alle commissioni consiliari competenti, di far fare al testo proposto un percorso nei vari territori della Regione in modo che tutte le parti interessate  (cittadini, buone pratiche, Istituzioni locali, portatori di interesse) possano dire la loro; auspicabilmente si verrebbe a creare un clima favorevole grazie al quale il legislatore regionale recepirebbe i contenuti della proposta di legge senza stravolgerne la sostanza.

Infatti il pericolo è che come tante altre leggi il provvedimento venga spezzettato in tanti segmenti settoriali volti a soddisfare lo scambio politico di parte piuttosto che il meno redditizio "bene comune". 
Quindi, come Forum fisseremo le tappe di questo percorso, che sarà anche occasione per svolgere la ricerca-intervento sulle realtà distrettuali (buone pratiche e segmenti di filiere produttive) che abbiamo appena iniziato grazie alla collaborazione di Gaia Calligaris, che da tempo si interessa di economie altre.

I documenti relativi al lavoro del Forum dei Beni Comuni sono disponibili a questo indirizzo http://resfvg.blogspot.it/p/forum-resfvg.html 

17 febbraio 2009

Distretti di Economia Solidale

Incollo qui dei ragionamenti trovati su Utopieonlus, utili per la progettazione locale di Distretti di Economia solidale.

Rete di Economia Solidale

Il progetto "RES" (Rete di Economia Solidale) è un esperimento in corso per la costruzione di una economia "altra", a partire dalle mille esperienze di economia solidale. Questa progetto in costruzione, come sta avvenendo in diversi altri luoghi in giro per il mondo, segue la "strategia delle reti" come pista di lavoro. Intende cioè rafforzare e sviluppare le realtà di economia solidale attraverso la creazione di circuiti economici, in cui le diverse realtà si sostengono a vicenda creando insieme spazi di mercato finalizzato al benessere di tutti.

(...) Una rete è costituita dalle cellule, sue unità costitutive, dalle loro interconnessioni relazionali e dai i flussi che le alimentano. Questi flussi possono essere di tre tipi: flussi d' informazione e tecnologia, flussi di beni e prodotti e flussi di valori, sia economici che etici, di gran lunga i più importanti. Ogni volta che due gruppi, due organizzazioni si integrano in un processo di scambio con altri gruppi, in cui uno alimenta l' altro in un intercambio di diversità ed arricchimento reciproco allora abbiamo una rete. Tutti i tipi di organizzazioni (movimenti delle donne, reti di diritti umani, reti di produttori agricoli) che si organizzano e che s'integrano in un flusso di informazioni e consumo fanno poi parte di questa rete. Le dinamiche relazionali fra cellule avvengono senza gerarchie verticali prestabilite. La nozione di rete permette di lavorare con la diversità, e fare della diversità la forza del cambiamento. Le reti si autoalimentano tramite la diversità: tanto maggiore è la diversità, tanto più forte è la rete. La sua forza è nella tessitura, nell' inclusività e nella qualità dei legami tra i suoi componenti. È la stessa idea dell'ecologia, ma qui si tratta di una diversità con principi etici; non tutte le diversità sono buone, alcune annullano le libertà dell' individuo, ma quelle «buone» ne garantiscono le libertà. Le reti sono importanti, e rivoluzionarie, perché per la prima volta esiste una forma di organizzazione politica che integra i vari gruppi di produzione, cultura, educazione. Ognuno lavorando in sua autonomia, e cercando di garantire alla comunità le condizioni basilari all' esercizio della libertà prima ricordate. Il concetto cruciale è quello del “bem-vivir”, del ben-vivere, contrapposto a quel ben-avere che, nella mentalità oggi dominante, coincide con il benessere.

In Italia questo percorso è stato avviato il 19 ottobre 2002 a Verona nel corso di un seminario sulle "Strategie di rete per l'economia solidale", in cui le numerose realtà convenute hanno deciso di affrontare questo viaggio collettivo. Un primo passo è stata la definizione della "Carta per la Rete Italiana di Economia Solidale", presentata al salone Civitas di Padova il 4 maggio 2003. Ora il percorso prevede la attivazione di reti locali di economia solidale, denominati "distretti", come passaggio fondamentale per la costruzione di una futura rete italiana di economia solidale. Questo progetto è sostenuto da un gruppo di lavoro su base volontaria a cui partecipano diversi soggetti dell'economia solidale italiana. Gli incontri del gruppo di lavoro sono aperti alle persone interessate. E' attivo il portale internet www.retecosol.org

In vari paesi del mondo (Brasile, Argentina, Spagna, Francia) esistono già reti di economia solidale, nate negli ultimi anni. In Italia la Rete di Lilliput e diversi soggetti di economia alternativa (Botteghe del Mondo-commercio equo solidale, Gruppi di Aquisto Solidali, organizzazioni della Finanza Etica e del Turismo Responsabile, cooperative sociali) stanno promuovendo un processo analogo, per collegare e rafforzare queste pratiche di economia basate su principi opposti a quelli del neoliberismo; punto di partenza di questo processo è la costituzione di Distretti locali di Economia Solidale.

I principi su cui si basano le reti di economia solidale

* Nuove relazioni tra i soggetti economici, fondate su principi di cooperazione e reciprocità.
* Giustizia e rispetto delle persone (condizioni di lavoro, salute, formazione, inclusione sociale, garanzia di beni e servizi essenziali).
* Partecipazione democratica
* Disponibilità a entrare in rapporto con il territorio (partecipazione a progetti locali).
* Disponibilità a entrare in relazione con le altre realtà dell’economia solidale condividendo un percorso comune.
* Investimento degli utili per scopi di utilità sociale.


Distretti di economia solidale

I distretti di economia solidale sono “laboratori pilota” locali in cui si sperimentano forme di collaborazione e di sinergia per un modello economico che pratica modalità opposte a quello dominante e presentato come unico possibile sulla base di:
* Economia equa e socialmente sostenibile: i soggetti che appartengono ai Distretti si impegnano ad agire: in base a regole di giustizia e rispetto delle persone (condizioni di lavoro, salute, formazione, inclusione sociale, garanzia di beni e servizi essenziali); in modo equo nella distribuzione dei proventi delle attività economiche (investimento degli utili per scopi sociali con lavoratori locali e del Sud del mondo); con criteri trasparenti nella definizione dei prezzi da attribuire a merci e servizi.
* Sostenibilità ecologica: i soggetti aderenti ai Distretti si impegnano a praticare un’economia rispettosa dell’ambiente (sia nell’uso di energia e materie prime, sia nella produzione di rifiuti) e il più possibile contenuta nell’impatto ambientale
* Valorizzazione della dimensione locale, il che significa dare la priorità alla produzione e al consumo delle risorse del territorio, sia in termini di materie prime ed energia, che di conoscenze, saperi, pratiche tradizionali, relazioni e partecipazione a progetti locali.
* Partecipazione attiva e democratica: i soggetti che fanno parte dei Distretti, nel definire concretamente come gestire i processi economici e le relazioni al proprio interno e con gli altri soggetti del proprio territorio, faranno riferimento a metodi partecipati.

Possono far parte dei distretti
* le imprese dell’economia solidale e le loro reti/associazioni
* i consumatori dei prodotti e servizi dell’economia solidale e le loro reti/associazioni
* i risparmiatori-finanziatori delle imprese e delle iniziative dell’economia solidale e le loro reti/associazioni o imprese
* i lavoratori dell’economia solidale
* gli enti locali che intendono favorire sul proprio territorio la nascita e lo sviluppo di esperienze di economia solidale
* le associazioni o i Centri di Ricerca che si occupano del te ma.

Gli obiettivi principali proposti ai vari soggetti che faranno parte dei Distretti sono:
* utilizzare prioritariamente beni e servizi forniti da altri membri del Distretto stesso
* investire preferibilmente gli utili nelle imprese che fanno parte del Distretto
* promuovere e diffondere in modo sinergico la cultura dell’economia solidale, degli stili di vita sobria e del consumo critico.

Questo non esclude ovviamente la possibilità di collegarsi, a livello nazionale o internazionale, con altre realtà che svolgono attività analoghe (altri distretti, reti di commercio equo, di finanza etica, di turismo responsabile e così via).