Vincenzo Campi, La Fruttivendola (Milano, Pinacoteca di Brera)

9 luglio 2009

Assemblea RESFVG del 4 luglio: resoconto collaborativo

BOZZA DI RESOCONTO DELL’ASSEMBLEA DELLA RESFVG DEL 4 LUGLIO 2009.

Premessa
Alla presenza di circa 30 persone, sabato mattina si è svolto presso il Meeting point di Palmanova l’Assemblea della Rete regionale.
Al termine dei lavori si è deciso di offrire ai presenti l’opportunità di partecipare alla redazione del verbale dell’incontro.
Per rendere proficuo questo impegno, consentendo anche agli assenti di poter dire la loro, si presenta una bozza di verbale, un canovaccio che si limita a fare sintesi delle decisioni sulle quali vi è stata ampia condivisione.
La presente bozza viene quindi pubblicata sul nostro Blog, dando la possibilità a chiunque di avanzare proposte integrative, analisi, ecc., di fatto continuando i lavori dell’assemblea. A tale scopo si invita ad utilizzare lo strumento del “commento”.

La bozza di resoconto.

L’OdG prevedeva in sostanza un unico punto: promuovere l’adesione alla Rete e l’invito ad ogni aderente ad assumere incarichi operativi nelle diverse aree di attività.
Alcuni interventi, nel trattare il tema proposto, hanno toccato e ribadito il senso del nostro impegno nel costruire la Rete.
Abbiamo quindi sintetizzato al paragrafo 1. tali considerazioni, riportando invece al successivo paragrafo 2. le tematiche organizzative.

1. Lo scenario in cui si colloca il nostro impegno

L'attuale crisi economica potrebbe subire nei prossimi mesi/anni un'accelerazione tale da rendere insufficienti le risposte "pubbliche"; ecco allora che una rete solidale, che sia in grado di soddisfare i bisogni primari potrebbe costituire l'unica difesa possibile verso scenari di degrado sociale ad oggi ancora impensabili per i più.

Gli sforzi della rete e di tutti i nodi che la compongono dovrebbero essere prioritariamente orientati a mettere in campo azioni concrete di economia alternativa: occasioni di lavoro, scambi di beni e servizi entro la logica del "dono" come sostegno alle fasce più in difficoltà.

L'orizzonte territoriale della Rete (la Regione) visualizza l'obiettivo politico della creazione di un'economia altrenativa, capace di contaminare progressivamente la sfera del mercato "classico"; il raggiungimento di una "massa critica" è il presupposto per poter influenzare le scelte pubbliche alla scala adeguata al fenomeno (comunale, distretto, provincia, regione).


2. L’organizzazione della Rete

In sintesi, la RESFVG va intesa come un insieme di nodi (persone, associazioni, istituzioni, reti territoriali e settoriali), ciascuno dei quali svolge le proprie attività:

a. chiedendo alla Rete di condividerne, previo confronto, gli obiettivi e le azioni;

b. dichiarando che cosa e come intende impegnarsi per far crescere la Rete, per conseguire gli obiettivi del Protocollo.

Sul punto a. l’Assemblea ha convenuto che ogni nodo si rapporti alla Rete proponendo progetti e azioni che, una volta discussi e condivisi, riceveranno il supporto dell’intera rete e, particolarmente, dei nodi maggiormente interessati allo sviluppo del progetto. Esempio: Slow food propone di diffondere l’esperienza dei punti di incontro fra domanda e offerta di prodotti alimentari, secondo criteri di sostenibilità, qualità, ecc. Il progetto viene discusso all’interno della Rete e, qualora approvato, definisce i nodi della rete chiamati a collaborare con Slow food ed impegna l’organizzazione a pubblicizzarlo, a sostenerlo, ecc.

Sul punto b. non vi sono stati interventi significativi, salvo una consistente obiezione della rappresentante di Banca etica o, per la precisione, dei tre gruppi regionali di soci della stessa istituzione. L’obiezione è la seguente: la RESFVG non è sufficientemente partecipata, rappresentativa, dalle buone pratiche presenti in regione, con particolare riguardo a quelle di maggior peso. Conseguentemente, la sua costituzione è prematura e richiede quindi un ulteriore lavoro di preparazione del consenso.
L’obiezione merita di essere discussa e approfondita perché ci fa correre il rischio di cadere nel paradosso del comma 22 (su Wikipedia la spiegazione). In sostanza, si dice: non aderisco fino a quando la Rete non sarà maggiormente partecipata. Ma in questo modo, nessuno mai parteciperà.
L’errore, a mio avviso, sta nel non aver compreso appieno la natura di una Rete democratica e partecipata, continuando a confonderla con una Associazione o con un Consorzio. La rete non ha testa, oppure ha tante teste quanti sono i nodi. La Rete è un sistema aperto di connessioni fra nodi che entrano ed escono a loro piacimento, senza alcuna gerarchia di tipo temporale (i fondatori), conoscitivo (ho il monopolio della conoscenza), spaziale (sto al centro di un territorio, sto nel capoluogo) , decisionale (via delega formale o informale). Le connessioni si stabiliscono in virtù della condivisione di valori, procedure, obiettivi. Quindi, andiamo avanti e dichiariamoci tutti disponibili a discutere anche con i tre citati gruppi, per fugare dubbi e, discutendo, per crescere tutti insieme.

L’ultima parte dell’Assemblea è stata dedicata alla raccolta di adesioni che concretizzano, che danno risposta alla domanda: “che cosa posso fare per la Rete”.

A questo proposito è stata accolta la proposta, sempre emendabile, di orientare le adesioni verso la formazione di due grandi tipologie di reti: settoriali e territoriali.

Le reti settoriali (RS) proposte sono: RS1-gruppi di acquisto solidale, RS2-botteghe del commercio equo e solidale, RS3-banche del tempo, RS4-ambiente (risparmio energetico, tutela del territorio, ecc.), RS5-beni comuni (acqua, aria, terra, conoscenza, ecc.), RS6-produzioni, RS7-salute, RS8-cultura (lavorare sugli immaginari), RS9-attività istituzionali (che cosa possono fare le pubbliche amministrazioni), RS10-finanza etica (condividere risorse per sostenere lo sviluppo di buone pratiche, ecc.), RS11-manutenzione della rete (del sistema informativo, delle convocazioni, ecc.).

Le reti territoriali (RT)fanno riferimento alla formazione dei distretti di economia solidale che, per ora, abbiamo deciso di far coincidere con la zonizzazione dei 19 Ambiti socioassistenziali in cui è suddivisa la nostra regione. I distretti sono i seguenti (viene per ora riportato solo il nome del Comune capo ambito): RT1-Duino Aurisina, RT2-Trieste, RT3-Muggia S. Dorligo, RT4-Alto Isontino, RT5-Basso Isontino, RT6-Gemonese, RT7-Carnia, RT8-San Daniele, RT9-Tarcento, RT10-Cividale, RT11-Codroipo, RT12-Udine, RT13-Cervignano, RT14-Latisana, RT15-Sacile, RT16- S. Vito, RT17-Azzano Decimo), RT18-Maniago), RT19-Pordenone.

Ogni nodo (individuale o collettivo) può dare la sua disponibilità a far parte di una o più reti territoriali e/o settoriali. Se una rete settoriale o territoriale riceverà più adesioni, saranno gli stessi aderenti a nominare un loro referente (o definito con altro termine se più confacente al ruolo assegnato. Per ora teniamoci questa dizione). Diversamente, se una rete registrerà un’unica adesione, questo nodo assumerà automaticamente il ruolo di referente.

Hanno dato la loro disponibilità: Anna Maria Giaggioli (RT4, RS1, RS2), Laura Galluzzo (RS7), Giorgio Jannis (RS8, RS11), associazione ARIA (RS8), Marco Duriavig e Paolo Tomasin (RS9), Ferruccio Nilia (RS11).

3. Altre proposte

Al termine dell'incontro, proprio per favorire la possibilità di un'estensione immediata della Rete, si decide che è opportuno tenere, quanto prima possibile, quattro incontri articolati nelle quattro province.
E’ emersa inoltre l'opportunità di un approfondimento sul tema che, per semplicità, definiremo come il rapporto fra reti digitali e reti analogiche (importanza del rapporto diretto interpersonale, ma anche utilizzo molto più intenso degli strumenti che oggi sono a nostra disposizione per comunicare, lavorare assieme ecc.)."


4. Conclusioni

Qui si conclude la bozza e si resta in attesa delle osservazioni e delle integrazioni, nonché:

  • l’adesione alla rete per chi ancora non lo ha fatto (tramite la scheda che trovate su questo blog, nella colonna di destra);

  • la disponibilità a lavorare in una o più delle reti settoriali e/o territoriali proposte (basta indicare la/le sigla della rete settoriale “RS .. “e/o territoriale “RT…” descritte).

Per mantenere "centralizzati" gli apporti integrativi a questo resoconto collaborativo dell'ultima Assemblea, consigliamo di produrre i vostri interventi direttamente qui sul blog, come commento a questo stesso articolo - il "bottone" (comments) per i commenti è qui sotto.
Per sicurezza, scrivete le vostre osservazioni su un documento di testo, poi fate copia incolla dentro la finestrella dei commenti; firmate il vostro intervento.

8 luglio 2009

RESFVG: il Piedibus dell'Associazione Aria

A Palmanova alla più recente assemblea RESFVG erano presenti facce nuove, sintomo forse di una diffusione - in fondo, siamo nelle fase iniziali, di progettazione collaborativa e di strutturazione base di questa iniziativa nei suoi snodi territoriali - della notizia dell'esistenza della Rete ES, nei suoi propositi di collegamento e di visibilità tra le realtà locali promotrici di una nuova visione della qualità del vivere, un Ben-Stare concreto e quotidiano, da raggiungere attraverso i rinnovati meccanismi economici di Decrescita o tramite riflessioni sulla sostenibilità ambientale, oppure attente ai cambiamenti epocali che stiamo oggi vivendo, nei nuovi paesaggi umani fatti di flussi di persone e di tecnosocialità.

Approfittando dell'occasione per invitare nuovamente i partecipanti (e chi volesse farne parte) a compilare e spedire la Scheda di Adesione alla Rete di Economia Solidale, suggerendo loro di fornire una breve descrizione della propria specifica attività e rete relazionale, cogliamo l'occasione per pubblicare questa narrazione di sé inviataci dall'Associazione ARIA di Cormòns, impegnata in progetti per la qualità dell'abitare.


ASSOCIAZIONE ARIA - Cormòns
L’Associazione ARIA è nata all’inizio del 2008 in seguito all’esperienze del Comitato Mobilità Scolastica di Cormòns; il gruppo di genitori e Volontari del Traffico che da tre anni segue il progetto Piedibus.
Lo scopo principale dell’associazione è quello di promuovere e sostenere progetti finalizzati ad accrescere la possibilità di fruire dell’ambiente urbano da parte dell’infanzia e in genere dei cittadini; di promuovere e sostenere il miglioramento della qualità ambientale della città nella prospettiva della sostenibilità urbana.
Il Piedubus, di cui l’associazione è promotrice ed organizzatrice, funziona a Cormòns dal maggio 2006. E’ nato inizialmente come progetto di sensibilizzazione, è diventato un servizio gestito esclusivamente da volontari, quindi a costo zero per la comunità. Ogni giorno, da settembre a giugno di ogni anno il Piedibus Cormòns porta a scuola a piedi circa il 40% dei bambini delle scuole primarie del plesso scolastico cittadino. I ragazzi delle scuole secondarie di primo grado, dopo aver fatto esperienza con il Piedibus, sono in grado di andare a scuola da soli sia in bicicletta che a piedi, soprattutto perché i percorsi casa-scuola, proprio grazie al progetto Piedibus sono sicuri, poiché presidiati dai Volontari del Traffico.

Per conoscere meglio la nostra realtà potete visitare il nostro sito www.piedibuscormons.org.

30 giugno 2009

Un orto 2.0 a Udine, finalmente!


Il nome è facile da ricordare, e già dice di cosa si tratti: www.ortosultasto.it, dove gli orti sono quelli intorno a Udine e il tasto è ovviamente quello del computer.

Se abitate a Udine, è sufficiente registrarsi al sito di Elisabetta e Maria, scegliere la frutta e la verdura con cui riempire la propria cassetta, e aspettare tre giorni per vedersi recapitare il tutto, con la garanzia di ottenere sempre cibo freschissimo, raccolto il giorno precedente, ed "eticamente" ecosostenibile, in quanto distribuito secondo la logica del "kilometro zero" a partire appunto da produttori selezionati del circondario.

Riporto qui direttamente quanto dicono le due responsabili dell'iniziativa sul loro sito; potete trovare un'intervista anche qui, su paroleappiccicate.

Dal sito www.ortosultasto.it

Siamo Elisabetta e Maria e ogni mercoledì consegniamo frutta e verdura di stagione e prodotti alimentari trasformati di alta qualità, tutto di produzione rigorosamente locale, nelle case e negli uffici di chi abita o lavora nel comune di Udine.
Per l’acquisto dei prodotti ci rivolgiamo ad aziende agricole di piccola e media dimensione, tendenzialmente a conduzione familiare, selezionate in base alla qualità dei metodi di lavorazione e alla loro ubicazione nella provincia di Udine: desideriamo infatti portarvi prodotti freschissimi, inquinando il meno possibile con il trasporto. Noi siamo l’unico passaggio tra l’agricoltore e il cliente e ciò consente la definizione di un prezzo equo per il contadino e di un prezzo contenuto per il consumatore, comprensivo di tutte le spese per il nostro servizio di informazione, assortimento e consegna a domicilio dei prodotti. Richiediamo un minimo d’ordine di 10 euro di prodotti ortofrutticoli, cifra oltre la quale è possibile acquistare anche i nostri prodotti extra (confetture, conserve, farine, olio d’oliva…).
Il sistema prevede la raccolta degli ordini on-line per tre giorni alla settimana (tra le ore 13.00 di ogni venerdì e le ore 13.00 del lunedì successivo), l’inoltro tempestivo delle richieste ai produttori, il reperimento dei quantitativi necessari entro martedì sera e la consegna al cliente in giornata il mercoledì. Il recapito della spesa una volta alla settimana garantisce la raccolta degli ortaggi freschi il giorno prima della consegna.
La nostra attività si pone come un ampio e sano complemento della vostra spesa al supermercato, ma è sostenuta da una logica diversa da quella della grande distribuzione per alcune importanti ragioni:

  • vendiamo solo prodotti freschi di stagione, accettando le conseguenze delle condizioni atmosferiche sulla produttività e i limiti della vocazione agricola del territorio in cui viviamo, a fronte di una garanzia di sapore e qualità di tutto ciò che vi consegniamo.
  • stabiliamo un rapporto equilibrato con il produttore, rispettandone le esigenze economiche e i ritmi produttivi.
  • consideriamo l’impatto ambientale delle varie fasi lavorative: dall’utilizzo dei prodotti usati per la coltivazione, alla razionalizzazione dei trasporti, fino al riciclo dei materiali, ad esempio delle cassette di legno usate per la consegna, in modo da rendere ecologico e sostenibile l’acquisto dei nostri prodotti.
  • desideriamo costruire un rapporto aperto con ogni cliente, approfittando del momento della consegna per raccogliere impressioni e suggerimenti utili al miglioramento del nostro servizio.

25 giugno 2009

In vista dell'Assemblea RESFVG del 4 luglio a Palmanova

APPUNTI PER UNA COSTRUZIONE PARTECIPATA DELLA RESFVG
Nel momento in cui iniziano ad arrivare le prime adesioni formali alla RESFVG, occorre dotarci di alcuni criteri condivisi per consentire ad ogni aderente (nodo) di poter svolgere uno o più compiti operativi per la rete e, allo stesso tempo, fare in modo che la stessa rete moltiplichi le opportunità di fare connessioni, di sostenere le attività di ogni nodo.
L’Obiettivo
Per evitare che la sommatoria delle proposte si tramuti in una babele di iniziative difficilmente riconducibili a sintesi è bene ricordarci quale debba essere il principale obiettivo condiviso: far nascere e crescere in Friuli Venezia Giulia una società di economia solidale.
Le reti distrettuali
Il nucleo base di questa società, lo abbiamo detto e concordato, è il distretto di economia solidale che, abbiamo pure convenuto, per ora coincide territorialmente con ciascuno dei 19 ambiti socio-assistenziali in cui è suddivisa la nostra regione.
Conseguentemente, dovremo trovare almeno un referente (individuale o collettivo) per ogni distretto, disponibile a mettere in rete tutte le buone pratiche operanti nel suo territorio, disponibile a svolgere il ruolo di “motore di avviamento”.
Le reti settoriali/tematiche
Ma, per agevolare il lavoro di questi referenti, è opportuno che a loro volta le buone pratiche si organizzino in reti settoriali/tematiche (infraprovinciali, provinciali, inteprovinciali, regionali), per mettere in comune esperienze ed iniziative. Ad esempio, si stanno formando (o sono già formate) reti fra i GAS e fra le Botteghe del commercio equo e solidale. Altre reti sono rappresentate da associazioni come AIAB o APROBIO. Ci sono poi Associazioni o Enti che formano reti, o procedono da sole, per promuovere tematiche specifiche: tutela di beni comuni, no TAV, ambiente, cultura, salute, diritti vari da tutelare, da promuovere, ecc. Alcune di queste tematiche possono poi essere temporanee (es.: una festa, una conferenza) o continuative. Per ciascuna di queste tematiche e/o reti, è bene individuare un referente (individuale o collettivo) che ci creda, si appassioni e quindi svolga un’azione di promozione.
Le attività di servizio
Un altro fronte di impegno è rappresentato dalle esigenze di manutenzione/servizio alla RESFVG e ai suoi nodi e alle sue reti territoriali e settoriali. Gli scriventi(insieme a tanti altri in questo anno e poco più di impegno), hanno svolto questo ruolo, bello e ingrato allo stesso tempo. Ma non può durare all’infinito, anche per evitare che questi nodi diventino degli “hub”, una sorta di piccola cupola che controlla la Rete. Per scansare questo pericolo abbiamo anche ipotizzato, nei nostri documenti, di costituire una struttura di servizio che abbiamo chiamato “Scuola dell’autonomia”. Cercando esperienze analoghe, ci sembra che potremmo tentare la strada di un MAG regionale (Mutua per l’autogestione). Senza la pretesa di costituirla domani, potremmo comunque cominciare a ragionarci sopra. Ad ogni modo, per evitare di ripercorre errori e limiti delle MAG già esistenti (Verona, Venezia, Roma, ecc.) ricordiamo che in una precedente Assemblea abbiamo espresso il parere di evitare la creazione di una struttura (di specialisti) che progressivamente si autonomizza dalla Rete. L’organo sovrano deve restare l’Assemblea, come luogo principale per la formazione di un sistema di democrazia partecipata.

Gli assi dell’impegno
Giunti a questo punto abbiamo individuato tre possibili assi di impegno:
1. l’asse territoriale, per la formazione dei 19 distretti di economia solidale;
2. l’asse settoriale/tematico
3. l’asse di servizio alla RESFVG.

Commenti al post e candidature
Cominciamo a commentare, in preparazione della prossima Assemblea del 4 luglio ……. e a candidarci.

La commissione di lavoro

1 giugno 2009

Etica-mente

via: GASPn

Dal 4 al 7 giugno si rinnova l’appuntamento annuale con Etica-mente, la rassegna di giornate nazionali per un futuro sostenibile, un’economia di giustizia e per i diritti dei popoli.

Etica-mente si svolgerà a Teglio Veneto, a due passi da Cordovado.

Alex Zanotelli, Paolo Rossi, GAS, biodiversità…

Il programma completo è qui


30 maggio 2009

GAS Pordenone e segnalazioni


E' nato il Gruppo di Acquisto Solidale della città di Pordenone, lo trovate all'indirizzo gaspn.net. L'invito è ovviamente quello di fare rete :) partecipando e contribuendo alle iniziative.

Se siete a conoscenza di realtà locali afferenti al mondo dell'economia solidale, sentitevi liberi di segnalarcele inviando una mail a resfvg(chiocciola)gmail.com, oppure lasciate un commento qui sul blog resfvg.blogspot.com: nella colonna di destra potete già trovare degli elenchi di link utili.

19 maggio 2009

BioEst a Monfalcone


L’assemblea della RESFVG ha deciso di partecipare sabato e domenica prossimi a Bioest 2009, che si tiene al centro di Monfalcone.
Cliccando qui potrete consultare il programma della manifestazione (pdf, 2mega)

Saremo presenti con un gazebo e ci siamo assunti il compito di organizzare la tavola rotonda “Le buone pratiche fanno rete” che si terrà all’aperto sabato 23 maggio alle ore 15.30.

TAVOLA ROTONDA
Siete invitati a partecipare portando vostri esempi di buone pratiche e altre persone che ritenete di invitare. Sarà una bella occasione per stare insieme e fare rete, proposte, ecc.

GAZEBO
Sabato mattina alle ore 9.30 Alessandro Gambitta porterà da Gorizia il gazebo, tavoli e sedie. Saranno consultabili dei libri sull'economia solidale, un opuscolo fresco di stampa da distribuire (contiene vari documenti che spiegano il processo di costituzione della rete), fogli grandi per scrivere cose varie, schede per l’adesione alla rete. Se avete vostri materiali da distribuire (opuscoli della vostra associazione, libri, ecc.) fatemi sapere.

Cerchiamo volontari per gestire il Gazebo, che possano garantire la loro presenza anche solo per un paio d'ore, magari in fasce orarie diverse.
Scrivete a resfvg@gmail.com per dare la vostra disponibilità, indicando anche l'orario di presenza.

30 aprile 2009

Gruppi di acquisto solidale e Transizione

Partendo da una buona lista di articoli relativi a "La vita dopo il petrolio" su Altreconomia, giungo su una pagina a cura di Gianluca Ruggieri, esplicitamente dedicata alle tematiche della Transizione, dove vengono elencati autori importanti e relative pubblicazioni.
Richard Heinberg per quanto riguarda la Transizione in sé e il problema del picco del petrolio, Lester Brown fondatore del WorldWatchInsitute e autore/promotore del "Piano B 2.0: una strategia di pronto soccorso per la Terra" (qui su Indipendenza Energetica potete trovare il libro tradotto e liberamente scaricabile), James Howard Kunstler, Albert Bates.

Della Transizione abbiamo già parlato su questo stesso blog, qui e qui.
Cristiano Bottone sul blog "Io e la transizione" definisce quest'ultima come
un movimento culturale impegnato nel traghettare la nostra società industrializzata dall’attuale modello economico profondamente basato su una vasta disponibilità di petrolio a basso costo e sulla logica di consumo delle risorse a un nuovo modello sostenibile non dipendente dal petrolio e caratterizzato da un alto livello di resilienza
dove la resilienza è
la capacità di un certo sistema, di una certa specie, di una certa organizzazione di adattarsi ai cambiamenti, anche traumatici, che provengono dall’esterno senza degenerare, una sorta di flessibilità rispetto alle sollecitazioni.
Va da sé, le società industrializzate sono caratterizzate da un bassissimo livello di resilienza, ovvero sono molto fragili, in quanto fortemente dipendenti da filiere (prodotti alimentari, energia, etc.) lunghissime, sostenute fondamentalmente da un'economia "drogata" fondata sul petrolio.

Ma si cominciano a vedere sorgere dei modelli di abitanza territoriale che provano a fare a meno del petrolio, ed ecco che dopo l'Inghilterra con le sue Transition Town (vedi qui un articolo relativo sul Corriere della Sera) anche in Italia stanno nascendo delle Città di Transizione, ne potete trovare informazioni sul blog Transitiontowns Italia, dove si provano a costruire o riprogettare cittadine a basso impatto ambientale, mosse da innovazioni tecnologiche miranti alla sostenibilità energetica e da peculiari approcci alla produzione nel settore primario, ad esempio secondo Permacultura. Utili anche i riferimenti alla mappa italiana degli eco-villaggi.

Tutto questo per meglio inquadrare le azioni di una economia solidale alla luce di nuovi approcci eco-economici (non solo teorici, come abbiam visto) in grado di riportare il senso dell'abitare all'interno di pratiche antropiche consapevoli della sostenibilità ambientale e della qualità della vita delle collettività umane.

Certo, oltre alla improrogabile riprogettazione ampia degli insediamenti abitativi e del funzionamento concreto dei flussi tecnologici di energia materia e informazione, esistono molte buone pratiche che è possibile adottare fin da subito, semplicemente modificando di poco, ma efficacemente, il nostro stile di vita e in particolare i nostri comportamenti come consumatori.

I Gruppi di Acquisto Solidale (GAS) in quanto esperienza di consumo critico intendono sollevare risvolti etici rispetto alla nostra partecipazione al Mercato, ma il modello che seguono potrebbe essere rivisitato, alla luce degli approcci alla Transizione.

Ecco cosa suggerisce Cristiano, dal blog Io e la Transizione.

Dai GAS ai GAST

È venuto il momento di cercare di spiegare questa faccenda dei GAST, premettendo che è qualcosa che mi gira in testa, ma che non ho avuto il tempo di definire completamente. Non ci ho neppure provato, perché una definizione completa dovrebbe maturare attraverso un bel lavoro di pensiero collettivo e il tempo per sperimentarne i risultati.

Sono abbastanza sicuro però che il modello dei GAS abbia compiuto il suo tempo e svolto egregiamente la sua meravigliosa opera di trasformazione culturale.

I GAS (Gruppi di Acquisto Solidale) hanno a mio parere una caratteristica molto precisa: nascono e si sviluppano come circuito di acquisto alternativo a un mercato principale. Nei GAS si ritrovano persone che vogliono compiere scelte più etiche e consapevoli, sottraendosi alle mille insidie del mercato della crescita.

Fin qui tutto bene, ma i tempi cambiano e anche grazie al prezioso lavoro dei GAS è arrivato il momento di passare alla fase successiva. Bisogna cominciare a contaminare e a trasformare il mercato “normale” quello da cui fino ora si cercava di stare lontani.

Nella logica dei GAS ci sono infatti alcuni aspetti che portano verso scelte che non sono sostenibili e che per la loro scomodità continuano ad escludere da questo circuito moltissime persone. Chiunque appartenga a un GAS ha sperimentato difficoltà in fase di ordine dei prodotti (specie se si tratta di prodotti freschi e deperibili), il peso delle gestione degli ordini stessi, la scomodità di ritirare la merce solo in una dato momento, ecc.

Spesso si generano per le consegne molti viaggi in auto, si percorrono molti chilometri e tutto questo non è molto sostenibile. Poi, mano a mano che un GAS cresce, si trova ad affrontare alcuni dilemmi. I più grandi affittano magazzini per stivare le merci e si trovano ad assomigliare molto a veri e propri grossisti (anche se etici).

Modifichiamo la formula

Così ho pensato che nel modello GAS si potrebbe fare una variazione passando da Gruppi di Acquisto Solidale a Gruppi di Acquisto Sostenibili di Transizione.

Sostenibili perché a mio parere il concetto di sostenibilità non riguarda solo la “meccanica e il ciclo” delle risorse. La sostenibilità deve e non può che essere anche un fattore sociale e contenere in sè solidarietà, etica, trasparenza, equità. Tutto il processo di acquisto deve essere “sostenibile”, se per avere una zucchina biologica si consumano 6 litri di benzina il processo non sta funzionando.

Inoltre il GAST dovrebbe essere integrato in una più ampia iniziativa di transizione del sistema (ecco la contaminazione del mercato attuale). Il GAST dovrebbe operare perché prodotti sostenibili arrivino nei negozi normali. La logica dal produttore al consumatore ha molti limiti. Funziona bene e risulta veramente sostenibile solo in certi casi particolari.

Parlando con gli agricoltori ci si rende conto che se oltre a coltivare questi devono gestire un canale di vendita, a un certo punto hanno bisogno di una strutturazione (che significa costi). Serve qualcuno che vada al Farm Market, che prepari i prodotti in un certo modo, servono tempo e soldi. Ciò che si pensa di risparmiare evitando il passaggio in negozio in realtà, nel migliore dei casi, si evita solo parzialmente.

Dal produttore al consumatore, sicuri che sia una buona idea?

I negozi sono nati in epoca preindustriale e hanno un preciso senso logistico. Credo che se ci si limitasse a un solo passaggio intermedio tra produttore e consumatore (cosa che in una logica di filiera corta mi pare possibile) i costi rimarrebbero ragionevoli e aumenterebbe notevolmente l’efficienza del sistema. Così zucchine, pomodori e pere prodotti da fornitori diversi sarebbero reperibili comodamente presso un unico punto vendita. Se poi questo punto vendita fosse in grado di gestire consegne a domicilio ben organizzate, magari con un veicolo elettrico rifornito da un bell’impianto a energia rinnovabili, ci staremmo avvicinando molto a una situazione di grande sostenibilità.

Ma la parola Transizione, nella sigla starebbe anche a indicare un certo tipo di sguardo complessivo di cui il GAST sarebbe portatore. Sappiamo che la resilienza delle nostre comunità dipende dalla ridondanza dei sistemi che sapremo costruire. E quindi il GAST dovrebbe operare per differenziare i sistemi di approvvigionamento alimentare sostenendo parallelamente alla “riforma” del mercato, la nascita di orti, fattorie sociali, la riscoperta delle verdure spontanee, la nascita di foreste edibili permanenti, l’autoproduzione, il reskilling, ecc.

Come fare tutto questo?

Il modello della Transizione fornisce già moltissimi degli strumenti necessari, principi di riferimento e un grande paradigma a cui ispirarsi. Se mancasse qualcosa lo inventiamo, che problema c’è?
Mi piacerebbe moltissimo che qualcuno organizzasse un grande Open Space con tantissimi “gasisti” per far nascere mille idee su questo tema. Credo che emergerebbero cose splendide.

27 aprile 2009

Paesaggio, buongoverno, etica e cultura

Presso il nuovo sito dell'Associazione EcoFilosofica www.filosofiatv.org sono reperibili numerosi documenti su argomenti di carattere filosofico e su tematiche legate alla interculturalità, nonché numerosi apporti relativi alla Decrescita.

Particolarmente interessante la sezione dedicata agli atti multimediali (sezione "VideoPlay"), dove potrete trovare i materiali video del seminario Tutela e valorizzazione del territorio come patrimonio culturale italiano, rivolto al personale docente delle scuole, ma di sicura presa su tutti coloro attenti alle recenti riflessioni relative al Ben-Stare delle comunità, alla qualità del Paesaggio antropico (vedi Gianni Tamino), ai temi etici dell'Abitare.

Il nuovo sito dell'Associazione Eco-Filosofica www.filosofiatv.org riprende e sviluppa tematiche cui essa ha rivolto particolare attenzione in questi ultimi anni. Lo speciale interesse che l'AEF dedica non solo all'attualità (per esempio alle problematiche ecologiche, ambientali e sociali), ma anche alle antiche tradizioni di saggezza e alle culture non occidentali, non è dettato dalle mode del momento, da qualche forma di esotismo o dall'adesione a particolari prospettive ideologiche conservatrici.

Esso è invece dovuto alla consapevolezza che nelle varie forme culturali sono depositati insegnamenti che, a vario titolo, possono essere rivalorizzati in funzione del presente e per rimeditare problemi di drammatica attualità (degrado ambientale, scontri di civiltà ecc.) che hanno la loro radice in determinati modi di concepire il mondo ed i rapporti tra gli esseri che vi sono ospitati.

Inoltre, poiché un filo conduttore collega intimamente i fattori spirituali, economici, sociali, ambientali, scientifici ecc., occorre considerarli non separatamente, ma nelle loro interrelazioni: ciò è tipico di una filosofia aperta ai vari aspetti della realtà ed ai molteplici angoli visuali, capace di evitare le assolutizzazioni unilaterali. Tale apertura, rivolta a superare i riduttivismi e le contrapposizioni di vario genere, comporta tra l'altro l'esigenza, oggi molto sentita, di riequilibrare il rapporto uomo-natura e quello tra i popoli, in spirito di pluralismo interculturale.

Associazione Eco-Filosofica

26 aprile 2009

Reportage dalle Venice Sessions

Esiste il modo in cui raccontiamo il futuro, e questo racconto ha delle conseguenze.

Telecom Italia e Nòva24 - Il Sole 24 ore, con il contributo dei curatori Luca De Biase e Giuliano da Empoli, sono partiti da qui, dalle conseguenze, per chiedersi: come si può narrare il futuro?
È tramontata l’era delle certezze alimentate dai professionisti delle previsioni, i cosiddetti futurologi. Resta, però, l’esigenza di comprendere gli scenari mutevoli e complessi generati dalla globalizzazione: è una sfida che l’Italia non può rimandare per cogliere le opportunità di cambiamenti epocali.

Invitati da Telecom Italia e da Nòva 24, tecnologi e umanisti si incontrano a Venezia nel convento di San Salvador, sede del Future Centre di Telecom Italia.

Narratori e imprenditori, filosofi e scienziati, artisti e giornalisti: sono menti sorprendenti che si confrontano in eventi ogni volta diversi capaci di stimolare la creatività. Insieme esprimono un’intelligenza collettiva curiosa, fertile, imprevedibile. Che esplora il futuro interrogandosi sulle esigenze del Paese: il racconto di esperienze, visioni e progetti diventa, infatti, un metodo di ricerca in grado di unire culture differenti in un percorso condiviso.

Gli argomenti toccati dagli speaker, poi, vengono rielaborati in mappe concettuali che il pubblico può commentare sul web e sui Social Network. Arricchendo, così, la narrazione di un futuro che appartiene a tutti.

Segnalo qui un interessante quanto articolato reportage di Irada Pallanca dedicato alle Venice Sessions dello scorso 31 marzo, ripreso da Key4Biz.