26 novembre 2009

Pericolosi pagliacci


Centrali a biomasse a Gorizia e Staranzano, libro bianco sui “gravi danni ambientali”

“Installazioni che non comportano nessun beneficio per gli abitanti, con un impatto ambientale che viene sottovalutato da gestori e autorità, senza alcuna ricaduta occupazionale sul territorio”. Si parla di centrali a biomasse. E in particolare dei nuovi impianti che verranno realizzati a Gorizia e a Staranzano: 34 Mw il primo, 55 il secondo.
Il progetto goriziano ha già incassato la secca opposizione di Legambiente, che fa notare come il progetto sia stato “tenuto nascosto” e ricorda l’enorme impatto ambientale prodotto dalla produzione e dal trasporto dell’olio vegetale che alimenterà la centrale. Rifondazione comunista e Pdci rincarano la dose sottolineando “l’assoluta mancanza di democrazia e trasparenza nella vicenda. Vogliamo quindi innanzitutto capire se tale procedura sia legittima. Non comprendiamo, peraltro, come sia possibile che il Quartiere di Sant’Andrea abbia espresso parere favorevole. Secondo le nostre prime informazioni, e viste anche le dichiarazioni alla stampa del promotore Fiannaca, sarà necessario un notevolissimo traffico di di mezzi per il trasporto dell’olio di palma, importato in genere dall’Indonesia, con notevole danno ambientale”.
A Staranzano manca solo qualche dettaglio all’apertura del cantiere e l’opposizione del comitato “Staranzano partecipa” si fa sempre più forte. Tanto da arrivare alla redazione di un vero e proprio libro bianco sulla centrale a olio vegetale di Staranzano.
Ma cosa prevede il progetto in termini finanziari? Dietro le centrali c’è un giro di soldi di non poco conto per una realtà di 7mila abitanti. Nelle casse del Comune di Staranzano entrerà un’una tantum di 80mila euro, prevista nell’accordo tra la società e l’amministrazione comunale. Oltre a ciò sono previste opere di mitigazione ambientale, il controllo e la verifica di filtri e sistemi di controllo delle emissioni, oltre a un contributo di 200 mila euro all’anno per i “disagi” causati dall’impianto. Tra questi, solo per citare i più visibili, una ciminiera di 40 metri che svetterà a poca distanza dal parco dell’isola della Cona svetterà e il canto degli uccelli coperto da emissioni acustiche di 95 decibel.

Scarica il Libro bianco sulla centrale a biomasse

fonte: Bora.la

16 novembre 2009

Rimboccarsi le maniche per il clima

Questo articolo di Sergio Maistrello su Filtr prova a fare il punto sulle politiche mondiali riguardo il clima, e dinanzi alla delusione per la lentezza degli accordi internazionali suggerisce di insistere con le iniziative virtuose, individuali o comunque locali.
Quello che fa ognuno di noi, nel suo piccolo, moltiplicato per tante altre "piccole" ottime pratiche potrebbe introdurre quell'efficienza e quell'efficacia nel sistema dell'economia sostenibile che i grandi politici benché bendisposti faticano a promuovere per via legislativa.

E anche l'obiettivo europeo del 20-20-20 per il 2020 sembra allontanarsi.

Oltre la delusione per Copenhagen
Stati Uniti e Cina fanno perdere altro tempo al mondo sul riscaldamento globale. Tocca ripartire dalle persone
di Sergio Maistrello

È più utile, in una prospettiva globale di lungo periodo, investire sul dialogo tra Occidente e Cina oppure trovare un accordo che porti in tempi ragionevoli all'abbattimento delle emissioni di anidride carbonica nei paesi industrializzati? All'equilibrio geopolitico di fine decennio serve più una cambiale di Pechino sul tavolo di Washington o l'avviare una volta per tutte il processo di riconversione dell'economia mondiale verso la sostenibilità di lungo termine?
Certo è che il fallimento, a questo punto probabile e addirittura preventivo, del vertice di Copenhagen si infila in una lunga serie di occasioni mancate dal Protocollo di Kyoto (1997) in poi, marcando un distacco sempre più evidente tra le tensioni politiche ideali e l'opportunismo della realtà.
Sembra sempre più evidente che non saranno le grandi nazioni civilizzate i soggetti in grado di imprimere una svolta decisiva nel rendere questo pianeta un luogo più civile ed equo.
Ed è un peccato perché le popolazioni sembrano paradossalmente più reattive dei loro governanti, in questo senso. Così viene da pensare che se un cambiamento profondo ci sarà, non sarà imposto dall'alto, ma emergerà dalle pratiche virtuose dal basso.
Oggi più che mai quanti si dichiareranno delusi dal veto cinese e americano hanno un'alternativa più costruttiva del limitarsi a protestare: modificare i propri comportamenti e l'impatto ambientale delle proprie scelte di vita e dare l'esempio al vicini. Vediamo chi arriva prima al risultato.