23 dicembre 2009

La Rete si struttura. Resoconto dell’Assemblea della RESFVG per i presenti, per gli assenti giustificati, per gli scettici, per i navigatori solitari.

Nonostante le numerose assenze per l’accavallarsi di impegni associativi, istituzionali, ecc. eravamo in buon numero, la sera dell’11 dicembre 2009, alla trattoria Vecchio Stallo di Udine a discutere di programma e azioni per l’anno entrante.

In estrema sintesi, abbiamo discusso e deciso su tre punti:
  1. raccogliere informazioni propedeutiche alla costituzione di una struttura di supporto, di servizio alle attività della Rete e dei suoi nodi;
  2. ristrutturare e potenziare il blog, per renderlo più attraente e funzionale alle attività della Rete
  3. convocare la prossima Assemblea venerdì 22 gennaio 2010.
Punto 1.
Tutti d’accordo sulla necessità di dotarci di una struttura che disponga di mezzi finanziari ed umani atti a sostenere con maggior efficacia le attività della Rete.
A questo proposito è riemersa la dialettica interna fra struttura leggera e struttura pesante. La prima ipotesi è sostenuta da quanti attribuiscono alla Rete la funzione, peraltro imprescindibile, di essere un luogo di elaborazione, condivisione e distribuzione delle conoscenze necessarie all’attività dei singoli nodi. La seconda ipotesi prevede il graduale sviluppo di un ventaglio più ampio di funzioni: elaborazione di studi e progetti; stimolo e sostegno alla nascita di nuovi nodi e sotto reti; decollo dei distretti territoriali di economia solidale.
In conclusione si è convenuto, una volta raccolte le informazioni su alcune esperienze di “successo” maturate in altre parti d’Italia (MAG, Banca etica, ecc.) di proporre alla prossima Assemblea la costituzione di un piccolo gruppo di lavoro al quale affidare il compito di elaborare una proposta ad hoc.

Punto 2.
La proposta è nata a seguito di una lunga discussione sulla natura della Rete e, in particolare, sul ruolo e sulla portata che oggi ha assunto il web nel creare e ampliare a dismisura le connessioni fra persone, fino ad ipotizzare l’emergere di nuove forme comunitarie, con propri linguaggi, immaginari, conoscenze, relazioni.
Anche in questo caso il confronto è rimasto aperto e la linea di mediazione si è concretizzata attraverso la costituzione di un secondo gruppo di lavoro (Giorgio, Mara, Paolo) che porterà alla prossima assemblea una proposta di ristrutturazione del blog (e di altri Luoghi digitali, a esempio la nostra pagina su Facebook), come parte di un più ampio progetto di comunicazione della Rete al proprio interno e nei rapporti con il “mondo”.

Conclusioni
Come si può facilmente cogliere, la discussione su entrambi gli argomenti ha messo in evidenza il filo rosso che li unisce: che cosa è una rete.
Su una cosa siamo stati tutti d’accordo: la Rete, specie se intende essere democratica, non deve essere concepita come una super associazione che espropria il protagonismo dei nodi, a condizione che questi ultimi siano a loro volta democratici, aperti, desiderosi di cooperare con tutti gli altri nodi della Rete.
In sintesi, si tratta di riaffermare, approfondire, introiettare quanto abbiamo già definito nel Protocollo costitutivo della RESFVG.

Pubblichiamo questo resoconto come post, invitando presenti e assenti all’Assemblea a fare i loro commenti, rettifiche e proposte, senza timore di essere giudicati o con la presunzione di saper giudicare. Navighiamo tutti in un mare fino ad ora sconosciuto, quello dei rischi globali ai quali per ora stiamo dando risposte parziali, spesso contraddittorie, altre colorate di verde (green economy) per camuffare l’intento di continuare a fare affari sulla pelle dei più deboli: ambiente, popoli, persone, generazioni future. L’approdo al quale tendiamo è una società ed una economia solidali; per questo dobbiamo imparare gli uni dagli altri a remare insieme.

21 dicembre 2009

Le speranze tradite di Copenhagen


Nessun obiettivo vincolante, nessun tetto di emissioni per ciascun paese, nessun serio obiettivo per il futuro. Le uniche cifre cui si fa riferimento sono quelle riguardanti gli aiuti finanziari ai Paesi poveri: sono previsti aiuti per 30 miliardi di dollari entro il 2012. Numerosi i Paesi che a Copenhagen si sono rifiutati di firmare l’accordo definendolo “una vergogna”.

Su Terranauta trovate un resoconto e un commento (articolo a cura di Alessandra Profilio) ai risultati raggiunti dal summit di Copenhagen sul clima mondiale.
Riassumendo ulteriormente, possiamo dire "non va per niente bene così" e se non ricorressi a formule retoriche di attenuazione, chiuderebbero questo blog per turpiloquio.

Ecco le considerazioni del Direttore Esecutivo di Greenpeace International, Kumi Naidoo:
“Ieri sera Copenhagen è stata la scena di un crimine. I responsabili sono stati i primi a fuggire verso l’aeroporto coperti di vergogna. I leader del mondo avevano tra le mani l’opportunità di una generazione che poteva cambiare il destino del Pianeta che sta correndo verso impatti climatici irreversibili. Ma alla fine hanno concluso un misero accordo con scappatoie talmente grandi da farci passare anche l’Air Force One”.

15 dicembre 2009

27 milioni di dubbi

da NuoviAbitanti

L'articolo che trovate qui a fianco è stato pubblicato dal Messaggero Veneto verso la fine di settembre.
L'argomento trattato riguarda il finanziamento di 27 milioni di euro per la progettazione e la realizzazione dei primi cantieri di una viabilità alternativa all'esistente, che sia in grado di collegare Udine e Pordenone in 35 minuti di automobile.

Innanzitutto, oltre ad utilizzare strade già esistenti come descritto nell'articolo, verranno anche creati nuovi svincoli e "tangenziali" di paesi lungo il percorso, un tunnel, nonché verranno ex-novo tracciate nuove direttrici nel mezzo di una campagna friulana ancora intatta, quale quella in prossimità di Barbeano e Tauriano, e quella splendida nelle vicinanze di Plasencis e di Mereto di Tomba.

Ora, potrebbero essere fatti dei ragionamenti sulla cultura passatista che porta sempre a individuare come soluzione al problema del traffico la creazione di nuove strade, come se lo spazio fisico fosse infinito. Come se queste infrastrutture non avessero un impatto ambientale notevole sul territorio, anche in termini ecologici. Come se anni di ragionamenti non suggerissero l'impiego di sistemi alternativi di trasporto di persone e cose, come ad esempio una sana progettazione della rete dei treni locali.

Ma pragmaticamente, quello che mi preme dire è questo: per andare attualmente da Udine a Pordenone lungo la statale, 50km in automobile, si impiegano dai 40 ai 60 minuti, a seconda delle condizioni del traffico. Da venticinque anni, da quando ho la patente, so che se devo andare a Pordenone in macchina per un appuntamento parto un'ora prima.
Questa nuova opera mi permetterà di risparmiare (forse, perché sappiamo che poi il problema del traffico si ripresenterà anche sulle nuove strade) un quarto d'ora, venti minuti.
E tutto questo vale 27 milioni di euro, che a opera finita saranno diventati 40 (quaranta)?

Non si potrebbero utilizzare parte di quei soldi per ottimizzare il tracciato esistente, e per potenziare alternative maggiormente sostenibili?


08 dicembre 2009

Perché fare rete. Spunti per un dibattito in occasione della prossima assemblea della RESFVG dell’11 dicembre 2009

In una intervista apparsa su "la Repubblica" del 7 dicembre scorso, alla domanda dell'intervistatore: "La parola paesaggio si porta appresso, inevitabilmente, la parola clima. E su questo fronte anche i più recenti incontri internazionali dimostrano come le più funeree previsioni non producano mai scelte politiche conseguenti", il poeta Andrea Zanzotto così risponde: "Può essere, molto semplicemente, che non si voglia credere alla catastrofe, già ampiamente provata, perchè è più comodo ingannarsi, illudersi. Oggi sembrano tutti sopraffatti dal fascino dall'autoinganno. E finiscono per voler lucrare anche sul proprio funerale."
Ulrich Beck, sociologo tedesco esperto degli effetti della globalizzazione, ha coniato due slogan, due formule sintetiche da coniugare insieme: "pensare globale, agire locale" e: "non esistono soluzioni biografiche (personali) a contraddizioni sistemiche".
E, per finire, don Milani: "ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l'avarizia."