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21 marzo 2013

Udine, Forum dei Beni Comuni

Udine, 6 aprile, Palazzo della Regione.
Presentazione del Forum dei Beni Comuni
A questo link il depliant dell'iniziativa

19 marzo 2012

Un libro (dal basso) sui beni comuni

Dal sito Produzioni Dal Basso un'indicazione: un libro collaborativo, o meglio "un libro [che] è un bene collettivo e autoprodotto". Raggiunto un certo numero di prenotazioni, il libro va in stampa. Si compra una quota del progetto editoriale, si ottimizzano le risorse.

Il titolo è VIAGGIO NELL'ITALIA DEI BENI COMUNI, a cura di Paolo Cacciari, Nadia Carestiato e Daniela Passeri, e l'intento è "offrire una panoramica (nient’affatto esaustiva) delle potenzialità che offrono forme di gestione di beni e servizi fuori dalle logiche del mercato profit-oriented".

Riportiamo qui quanto scritto su Produzioni Dal Basso (qui il link)

Viaggio nell’Italia dei beni comuni
Cosa tiene assieme un bosco e un teatro, un pastificio e un condominio, un acquedotto e un convento, un presidio e un orto, una laguna e un borgo, cento tetti fotovoltaici e i beni confiscati alle mafie, questo libro con tante altre esperienze di gestione condivise di beni e servizi comuni di cui nemmeno conosciamo l’esistenza? 
Il volume individua e indaga una serie di ventiquattro casi di beni comuni già all’opera sparsi in tutta Italia gestiti con modalità non convenzionali e con una forte valenza partecipativa diretta e autenticamente democratica. Tratta di proprietà collettive di diverso genere, origine e costituzione. 
Come i casi descritti, anche questo libro è un bene collettivo e autoprodotto. L’obiettivo che ci siamo dati è offrire una panoramica (nient’affatto esaustiva) delle potenzialità che offrono forme di gestione di beni e servizi fuori dalle logiche del mercato profit-oriented. Forme miste, tradizionali o modernissime, che in alcuni casi risalgono a consuetudini secolari, in altri seguono decisioni razionalissime di persone che hanno scelto liberamente di mettere in comune i propri saperi e i propri averi. I commons (già indagati dal premio Nobel per l’economia Elinor Ostrom) non sono affatto relitti di epoche passate, ma una indicazione per aiutarci ad immaginare un altro domani, un’altra modernità, un altro modo di concepire le relazioni umane.
Il volume, curato da Paolo Cacciari, Nadia Carestiato e Daniela Passeri, è aperto da un saggio di Alberto Lucarelli, Verso la democrazia del “comune”.
Percorrendo l’Italia da Levante a Ponente, i casi analizzati sono: 
Riace ospitale (Giovanni Maiolo e Anna Maria Graziano). L’acqua di Napoli: storia partecipata della ripubblicizzazione (Renato Briganti). Libri in comune (Ileana Bonadies). L’autoricostruzione a Pescomaggiore (Filippo Tronca). La Comunità di Marano e la sua laguna (Nadia Carestiato). Coltivare il bene comune sulle terre dei boss (Francesca Forno). I beni civici di Pesariis (Delio Strazzaboschi). L’Università degli Uomini di Costacciaro: ecologisti ante litteram (Barbara Mariotti). Il Teatro Valle: un cammino ri-costituente (Ugo Mattei). Spiazzi Verdi alla Giudecca: una comunità in costruzione (Eliana Caramelli). La Casa dei Beni Comuni a Venezia (assemblea del Laboratorio Morion). Il Consorzio degli Uomini di Massenzatica: reddito e occupazione per la comunità (Carlo Ragazzi). Le Regole che salvano la montagna (Edoardo Nannetti). I casali occupati del Monte Peglia (Barbara Colombo e Prem Singh). Le clarisse di Camposampiero: il monastero come esempio di gestione collettiva (Lucia Piani). I coltivatori si fanno la pasta: la storia della cooperativa Iris (Chiara Spadaro). Un condominio in co-housing a Fidenza (Daniela Passeri). Il sole in comune a Morbegno (Mauro Del Barba). Le terre civiche in Ogliastra: un progetto di sviluppo locale (Stefania Aru, Davide Cao, Mauro Frau, Patrizio Manca, Maria Giuseppina Antonella Seoni). Il pane comune in Brianza (Daniela Passeri). I consorzi idrici nell’Oltrepo Pavese (Emilio Molinari). Il Bosco delle Sorti della Partecipanza di Trino (Daniela Passeri). Torri Superiore, un borgo recuperato (Lucilla Borio e Massimo Candela). Val di Susa, territorio a “titolarità diffusa” (Chiara Sasso). 

Marotta&Cafiero editori 

14 novembre 2011

Beni comuni, un libro

Il volume “Beni comuni : un manifesto” di Ugo Mattei (edito Laterza) è stato presentato dallo stesso autore in compagnia di A. Lucarelli (giurista e Assessore ai beni comuni, comune di Napoli)e P. Rinaldi (consigliere del Comune di Napoli) presso l’ Antisala dei Baroni del Maschio Angioino a Napoli.

I motivi che hanno portato il Prof. Mattei a scrivere questo libro è stata la coscienza da parte di chi esercita questa speculazione : le multinazionali, nel rispetto della inconsapevolezza delle comunità e società occidentali – e non, che sono vittime di questo sopruso. Adesso dunque tutti. Una storia che trova origini passate nel neoliberalismo americano allora appena percepito ma poi senza assimilato sempre più lentamente nella nostra quotidianità ma adesso al collasso come tutto il nostro sistema economico. La natura del comune dal Common sense del 1776 alla condizione che lo vedo snaturalizzato dal contesto giuridico di questi anni politici. A quest’argomento il primo del volume di Mattei, A. Lucarelli sottolinea col suo intervento l’abuso della strumentalizzazione politica verso la Costituzione italiana , un uso non rispettoso della storia e degli sforzi che le stanno alla base e che hanno portato alla sua nascita.
Altro argomento fondamentale del saggio è l’ utilizzo distorto nel significato della Carta per cui il termine comune è un funambulo tra la proprietà privata e lo Stato Sovrano. Né consegue per Lucarelli che non è possibile accettare il centralismo democratico. La comprensione del comune all’interno del mondo della comunicazione e del fenomeno della rete e di internet come mezzo per sconfessare il monopolio culturale facendo riaffiorare il senso più profondo del comune. Il comune nell’ambito della comunicazione istituzionale e giuridica è stata infatti la traccia seguita dal giovane consigliere Rinaldi. Prendendo anche spunto dalla lettera di De Marco, Rinaldi ha ricordato la funzione del plebiscito referendario con strumento e non mezzo per indebolire l’uso distorto che si fa del termine di sovranità.
Il nostro manifesto sui beni comuni si chiude ma allo stesso tempo si apre citando l’art. 43 della cost. “comunità di utenti e di lavoratori” invitando al reale uso di quest’articolo.

Fonte: Parole francigene

21 febbraio 2011

Beni comuni e Decrescita su Alfabeta2

E' disponibile da oggi l'ultimo numero della rivista mensile Alfabeta2, in formato elettronico (ebook in vari formati), acquistabile al prezzo di 3 euro presso il sito.

Il focus di questa edizione (qui trovate il sommario completo) è centrato sulle tematiche dei Beni comuni e della Decrescita, con interventi di Lucia Tozzi, Franco Farinelli, Ugo Mattei, Anna Curcio, Paulo Tavares, Marco D’Eramo, Stefano Chiodi e molti altri.

Cliccando qui troverete l'articolo di Marino Badiale e Massimo Bontempelli "La Decrescita non è impoverimento", quale anticipo del numero appena uscito, del quale riportiamo alcuni passaggi.

La confusione fra decrescita e povertà, o fra decrescita e recessione, è in ultima analisi un prodotto dell’attuale egemonia del capitalismo. Si tratta del fatto che all’interno della società capitalistica appare del tutto inconcepibile una società che produca e consumi secondo una logica non mercantile. La decrescita appare inconcepibile, oppure concepibile solo come una sventura, perché il nostro immaginario è dominato da un’idea di povertà e ricchezza, e in generale di vita e di umanità, forgiata dal capitalismo. La lotta anticapitalista deve oggi essere una lotta contro questo immaginario.

23 marzo 2010

Acqua, treni, km0, fotovoltaico: segnalazioni

In Regione esistono dei Comitati dei Pendolari. Sì, i comitati di quelli che quotidianamente o comunque con notevole frequenza prendono dei treni per recarsi sul posto di lavoro, e ogni giorno possono notare le criticità (pulizia, riscaldamento, puntualità, linee soppresse) delle Ferrovie. Negli anni scorsi, in maniera assolutamente spontanea, molti pendolari han fatto passaparola tra loro, riuscendo in tal modo a essere talvolta ascoltati nelle loro richieste di miglioramento dei servizi ferroviari.
Cercando in Rete, ho trovato il blog del Comitato Pendolari Gemona Udine e quello del Comitato Pendolari FVG: su quest'ultimo trovate, a questo indirizzo, un interessante intervento di Marco Chiandoni intitolato "Acqua e ferrovia" dove con gli opportuni distinguo viene tentato un parallelo tra le reti di distribuzione dell'acqua e le reti di distribuzione di umani, ovvero i binari, e le conseguenze di una loro privatizzazione, come in molte parti è successo.

Contro la spesa a chilometri zero. Certo, il più delle volte ridurre le distanze tra produttori agricoli e consumatori migliora la qualità dell'ambiente, in quanto evita di immettere nell'atmosfera quintali di anidride carbonica prodotta dai necessari trasporti delle derrate.
Ma bisogna porre attenzione: dobbiamo sempre procedere pragmaticamente, senza che una visione ideologica (il km0 è sempre preferibile) condizioni i nostri comportamenti d'acquisto.
Un articolo di Dario Bressanini, nella rubrica "Scienza in cucina" sull'Espresso, spiega che le cose non sono semplici come sembrano. A esempio, metà dell'inquinamento è provocato dal consumatore, non dal produttore e dalla filiera dei trasporti. Se devo fare 20 km in auto per fare il giro dei negozietti alimentari che vendono prodotti a km0, inquino di più di quanto farei se andassi direttamente in un unico luogo di grande distribuzione, dove tutte le merci convergono.
E' da comprendere un fenomeno che si chiama economia di scala. L'ipotesi che un cibo locale richieda sempre meno energia si è rivelata falsa. Produrre carne d'agnello in una grande fattoria in Nuova Zelanda e portarla ad Amburgo richiede meno energia che l'allevamento in Germania, dove visto il clima dovrebbero essere inclusi nel ragionamento anche gli sprechi dovuti al riscaldamento delle fattorie, i mangimi, la cura.
Se compro pomodori in un Farmer's Market a febbraio a Udine, sicuramente sto comprando pomodori cresciuti in serra: potrebbe facilmente darsi che il consumo energetico complessivo per produrli in FVG sia superiore a quanto gli stessi pomodori richiederebbero se fossero stati coltivati in SudAfrica, tenendo conto anche del trasporto per portarli sulle nostre tavole.

Il fotovoltaico ha bisogno di una filiera. Per potenza installata l'Italia, dopo il boom degli ultimi due anni, si trova al secondo posto nella classifica in Europa dopo la Germania per potenza installata. Se però allarghiamo lo sguardo allìintera filiera di produzione dei pannelli fotovoltaici le cose purtroppo cambiano decisamente in peggio. 
Basti pensare che l'industria italiana delle energie rinnovabili complessivamente deve importare circa i tre quarti della componentistica necessaria. Un problemino che non incide negativamente solo (si fa per dire) sullo sviluppo occupazionale ed economico che invece potrebbe derivarne, ma che fa salire anche i prezzi mettendo a rischio il raggiungimento degli obiettivi che su scala europea toccherebbero all'Italia, ovvero il 17% di produzione da fonti rinnovabili al 2020. E a dirlo è la Commissione europea, che ha già fatto cattivi pronostici per il nostro paese.
Quando invece, secondo uno scenario condotto da Iefe-Bocconi, se l'industria italiana riuscisse a coprire almeno il 70% del fabbisogno interno di componenti per la generazione di energia rinnovabile da qui al 2020, si potrebbero creare almeno 175 mila nuovi posti di lavoro e un fatturato di circa 70 milioni di euro.


20 febbraio 2010

Reti locali contro la privatizzazione dell'acqua

La difesa dei beni comuni, fra i quali riveste un ruolo fondamentale quello dell'acqua, è uno degli obiettivi contenuti nella Carta costitutiva della RESFVG. 
 
Per la difesa di questo bene si stanno organizzando in tutto il Paese manifestazioni ed altre iniziative, che culmineranno con una manifestazione nazionale a Roma il 20 marzo prossimo ( http://www.acquabenecomune.org/).

Anche nella nostra regione si stanno sviluppando analoghe iniziative, fra le quali quella promossa dal Cevi di Udine, di cui potete avere notizia a breve (stanno preparando materiali da consultare e scaricare) consultando il loro sito http://www.cevi.coop/public/SiTE/index.php?tit=Home&m=1.
 
La Rete, come è nel suo mandato, cerca di promuovere la cooperazione fra tutte le persone e le associazioni che condividono gli stessi obiettivi, per la semplice ragione che insieme aumentano le probabilità di bloccare i provvedimenti in corso e di avanzare proposte alternative condivise.

Invitiamo quindi tutti gli interessati a fare fra loro rete, ad iniziare dalla scala provinciale. 
Tenuto conto del tempo ridottissimo a disposizione, è opportuno che in ogni provincia vi sia un soggetto che fa da riferimento per raccogliere le adesioni e promuovere un primo incontro, propedeutico a quello regionale, per il quale ha dato la sua disponibilità il Cevi.
Per Udine il Cevi è quindi già disponibile. 
Per Trieste l'Associazione Bioest info@bioest.org ed il gruppo Beppe Grillo Trieste. 
Per Gorizia l'Associazione Benkadì: associazione@benkadi.it.  
Per Pordenone l'Officina della decrescita: descrescitapn@interfree.it 
 
Le organizzazioni citate si assumeranno l'onere di convocare le rispettive assemblee provinciali ed essere punto di raccolta e distribuzione dei materiali relativi alle varie iniziative concordate.