24 giugno 2013
ULTIME DAL FORUM PER I BENI COMUNI E L'ECONOMIA SOLIDALE
11 marzo 2013
Una tesi di master in Medicina delle Emarginazioni
"La frequenza del Master in Medicina delle Migrazioni, delle Emarginazioni e delle Povertà mi ha messo di fronte a una realtà, in cui appariva del tutto evidente che una buona medicina, buoni farmaci e persino una buona organizzazione sanitaria non erano sufficienti a mantenere in buona salute le persone che si trovavano in una delle condizioni su cui era tematizzato il master: i migranti, gli emarginati e i poveri. Al contrario risultava chiaro anche scientificamente, che la salute in queste persone era in larga misura determinata dal contesto sociale e psicosociale, culturale ed antropologico, politico ed economico, in cui esse vivevano. Così alla fine del primo anno, al momento di chiedere la tesi, mi sono chiesto se una società fondata sulla decrescita, in particolare secondo l'interpretazione che ne dà Serge Latouche, e su una concezione di povertà quale quella offerta da Majid Rahnema, autori che avevo studiato e approfondito negli anni, avesse qualcosa da dire nell'ambito delle possibili alternative al modello socio-economico nel quale attualmente viviamo e di cui stiamo sperimentando l'inadeguatezza e alla fine il fallimento."
Qui oppure qui sotto trovate la tesi della sua dissertazione finale
6 febbraio 2013
Riunione Forum Beni Comuni - Zugliano 15 febbraio
- condivisione delle ulteriori proposte ed integrazioni pervenute in merito alla "Carta costitutiva del Forum" e alla "proposta di Delibera per i comuni del FVG".
- approvazione definitiva dei due documenti elaborati
- discussione sulla Proposta di Legge Regionale su Beni Comuni ed Economia Solidale
- calendarizzazione dei prossimi eventi del Forum
19 marzo 2012
Un libro (dal basso) sui beni comuni
Viaggio nell’Italia dei beni comuniCosa tiene assieme un bosco e un teatro, un pastificio e un condominio, un acquedotto e un convento, un presidio e un orto, una laguna e un borgo, cento tetti fotovoltaici e i beni confiscati alle mafie, questo libro con tante altre esperienze di gestione condivise di beni e servizi comuni di cui nemmeno conosciamo l’esistenza?Il volume individua e indaga una serie di ventiquattro casi di beni comuni già all’opera sparsi in tutta Italia gestiti con modalità non convenzionali e con una forte valenza partecipativa diretta e autenticamente democratica. Tratta di proprietà collettive di diverso genere, origine e costituzione.Come i casi descritti, anche questo libro è un bene collettivo e autoprodotto. L’obiettivo che ci siamo dati è offrire una panoramica (nient’affatto esaustiva) delle potenzialità che offrono forme di gestione di beni e servizi fuori dalle logiche del mercato profit-oriented. Forme miste, tradizionali o modernissime, che in alcuni casi risalgono a consuetudini secolari, in altri seguono decisioni razionalissime di persone che hanno scelto liberamente di mettere in comune i propri saperi e i propri averi. I commons (già indagati dal premio Nobel per l’economia Elinor Ostrom) non sono affatto relitti di epoche passate, ma una indicazione per aiutarci ad immaginare un altro domani, un’altra modernità, un altro modo di concepire le relazioni umane.Il volume, curato da Paolo Cacciari, Nadia Carestiato e Daniela Passeri, è aperto da un saggio di Alberto Lucarelli, Verso la democrazia del “comune”.Percorrendo l’Italia da Levante a Ponente, i casi analizzati sono:Riace ospitale (Giovanni Maiolo e Anna Maria Graziano). L’acqua di Napoli: storia partecipata della ripubblicizzazione (Renato Briganti). Libri in comune (Ileana Bonadies). L’autoricostruzione a Pescomaggiore (Filippo Tronca). La Comunità di Marano e la sua laguna (Nadia Carestiato). Coltivare il bene comune sulle terre dei boss (Francesca Forno). I beni civici di Pesariis (Delio Strazzaboschi). L’Università degli Uomini di Costacciaro: ecologisti ante litteram (Barbara Mariotti). Il Teatro Valle: un cammino ri-costituente (Ugo Mattei). Spiazzi Verdi alla Giudecca: una comunità in costruzione (Eliana Caramelli). La Casa dei Beni Comuni a Venezia (assemblea del Laboratorio Morion). Il Consorzio degli Uomini di Massenzatica: reddito e occupazione per la comunità (Carlo Ragazzi). Le Regole che salvano la montagna (Edoardo Nannetti). I casali occupati del Monte Peglia (Barbara Colombo e Prem Singh). Le clarisse di Camposampiero: il monastero come esempio di gestione collettiva (Lucia Piani). I coltivatori si fanno la pasta: la storia della cooperativa Iris (Chiara Spadaro). Un condominio in co-housing a Fidenza (Daniela Passeri). Il sole in comune a Morbegno (Mauro Del Barba). Le terre civiche in Ogliastra: un progetto di sviluppo locale (Stefania Aru, Davide Cao, Mauro Frau, Patrizio Manca, Maria Giuseppina Antonella Seoni). Il pane comune in Brianza (Daniela Passeri). I consorzi idrici nell’Oltrepo Pavese (Emilio Molinari). Il Bosco delle Sorti della Partecipanza di Trino (Daniela Passeri). Torri Superiore, un borgo recuperato (Lucilla Borio e Massimo Candela). Val di Susa, territorio a “titolarità diffusa” (Chiara Sasso).Marotta&Cafiero editori
15 marzo 2011
La festa della decrescita - di Paolo Cacciari
26 maggio 2010
Barcelona, Conferenza Decrescita: documenti e traduzioni
23 dicembre 2009
La Rete si struttura. Resoconto dell’Assemblea della RESFVG per i presenti, per gli assenti giustificati, per gli scettici, per i navigatori solitari.
In estrema sintesi, abbiamo discusso e deciso su tre punti:
- raccogliere informazioni propedeutiche alla costituzione di una struttura di supporto, di servizio alle attività della Rete e dei suoi nodi;
- ristrutturare e potenziare il blog, per renderlo più attraente e funzionale alle attività della Rete
- convocare la prossima Assemblea venerdì 22 gennaio 2010.
Tutti d’accordo sulla necessità di dotarci di una struttura che disponga di mezzi finanziari ed umani atti a sostenere con maggior efficacia le attività della Rete.
A questo proposito è riemersa la dialettica interna fra struttura leggera e struttura pesante. La prima ipotesi è sostenuta da quanti attribuiscono alla Rete la funzione, peraltro imprescindibile, di essere un luogo di elaborazione, condivisione e distribuzione delle conoscenze necessarie all’attività dei singoli nodi. La seconda ipotesi prevede il graduale sviluppo di un ventaglio più ampio di funzioni: elaborazione di studi e progetti; stimolo e sostegno alla nascita di nuovi nodi e sotto reti; decollo dei distretti territoriali di economia solidale.
In conclusione si è convenuto, una volta raccolte le informazioni su alcune esperienze di “successo” maturate in altre parti d’Italia (MAG, Banca etica, ecc.) di proporre alla prossima Assemblea la costituzione di un piccolo gruppo di lavoro al quale affidare il compito di elaborare una proposta ad hoc.
Punto 2.
La proposta è nata a seguito di una lunga discussione sulla natura della Rete e, in particolare, sul ruolo e sulla portata che oggi ha assunto il web nel creare e ampliare a dismisura le connessioni fra persone, fino ad ipotizzare l’emergere di nuove forme comunitarie, con propri linguaggi, immaginari, conoscenze, relazioni.
Anche in questo caso il confronto è rimasto aperto e la linea di mediazione si è concretizzata attraverso la costituzione di un secondo gruppo di lavoro (Giorgio, Mara, Paolo) che porterà alla prossima assemblea una proposta di ristrutturazione del blog (e di altri Luoghi digitali, a esempio la nostra pagina su Facebook), come parte di un più ampio progetto di comunicazione della Rete al proprio interno e nei rapporti con il “mondo”.
Conclusioni
Come si può facilmente cogliere, la discussione su entrambi gli argomenti ha messo in evidenza il filo rosso che li unisce: che cosa è una rete.
Su una cosa siamo stati tutti d’accordo: la Rete, specie se intende essere democratica, non deve essere concepita come una super associazione che espropria il protagonismo dei nodi, a condizione che questi ultimi siano a loro volta democratici, aperti, desiderosi di cooperare con tutti gli altri nodi della Rete.
In sintesi, si tratta di riaffermare, approfondire, introiettare quanto abbiamo già definito nel Protocollo costitutivo della RESFVG.
Pubblichiamo questo resoconto come post, invitando presenti e assenti all’Assemblea a fare i loro commenti, rettifiche e proposte, senza timore di essere giudicati o con la presunzione di saper giudicare. Navighiamo tutti in un mare fino ad ora sconosciuto, quello dei rischi globali ai quali per ora stiamo dando risposte parziali, spesso contraddittorie, altre colorate di verde (green economy) per camuffare l’intento di continuare a fare affari sulla pelle dei più deboli: ambiente, popoli, persone, generazioni future. L’approdo al quale tendiamo è una società ed una economia solidali; per questo dobbiamo imparare gli uni dagli altri a remare insieme.
9 luglio 2009
Assemblea RESFVG del 4 luglio: resoconto collaborativo
BOZZA DI RESOCONTO DELL’ASSEMBLEA DELLA RESFVG DEL 4 LUGLIO 2009.
Premessa
Alla presenza di circa 30 persone, sabato mattina si è svolto presso il Meeting point di Palmanova l’Assemblea della Rete regionale.
Al termine dei lavori si è deciso di offrire ai presenti l’opportunità di partecipare alla redazione del verbale dell’incontro.
Per rendere proficuo questo impegno, consentendo anche agli assenti di poter dire la loro, si presenta una bozza di verbale, un canovaccio che si limita a fare sintesi delle decisioni sulle quali vi è stata ampia condivisione.
La presente bozza viene quindi pubblicata sul nostro Blog, dando la possibilità a chiunque di avanzare proposte integrative, analisi, ecc., di fatto continuando i lavori dell’assemblea. A tale scopo si invita ad utilizzare lo strumento del “commento”.
La bozza di resoconto.
L’OdG prevedeva in sostanza un unico punto: promuovere l’adesione alla Rete e l’invito ad ogni aderente ad assumere incarichi operativi nelle diverse aree di attività.
Alcuni interventi, nel trattare il tema proposto, hanno toccato e ribadito il senso del nostro impegno nel costruire la Rete.
Abbiamo quindi sintetizzato al paragrafo 1. tali considerazioni, riportando invece al successivo paragrafo 2. le tematiche organizzative.
1. Lo scenario in cui si colloca il nostro impegno
L'attuale crisi economica potrebbe subire nei prossimi mesi/anni un'accelerazione tale da rendere insufficienti le risposte "pubbliche"; ecco allora che una rete solidale, che sia in grado di soddisfare i bisogni primari potrebbe costituire l'unica difesa possibile verso scenari di degrado sociale ad oggi ancora impensabili per i più.
Gli sforzi della rete e di tutti i nodi che la compongono dovrebbero essere prioritariamente orientati a mettere in campo azioni concrete di economia alternativa: occasioni di lavoro, scambi di beni e servizi entro la logica del "dono" come sostegno alle fasce più in difficoltà.
L'orizzonte territoriale della Rete (la Regione) visualizza l'obiettivo politico della creazione di un'economia altrenativa, capace di contaminare progressivamente la sfera del mercato "classico"; il raggiungimento di una "massa critica" è il presupposto per poter influenzare le scelte pubbliche alla scala adeguata al fenomeno (comunale, distretto, provincia, regione).
2. L’organizzazione della Rete
In sintesi, la RESFVG va intesa come un insieme di nodi (persone, associazioni, istituzioni, reti territoriali e settoriali), ciascuno dei quali svolge le proprie attività:
a. chiedendo alla Rete di condividerne, previo confronto, gli obiettivi e le azioni;
b. dichiarando che cosa e come intende impegnarsi per far crescere la Rete, per conseguire gli obiettivi del Protocollo.
Sul punto a. l’Assemblea ha convenuto che ogni nodo si rapporti alla Rete proponendo progetti e azioni che, una volta discussi e condivisi, riceveranno il supporto dell’intera rete e, particolarmente, dei nodi maggiormente interessati allo sviluppo del progetto. Esempio: Slow food propone di diffondere l’esperienza dei punti di incontro fra domanda e offerta di prodotti alimentari, secondo criteri di sostenibilità, qualità, ecc. Il progetto viene discusso all’interno della Rete e, qualora approvato, definisce i nodi della rete chiamati a collaborare con Slow food ed impegna l’organizzazione a pubblicizzarlo, a sostenerlo, ecc.
Sul punto b. non vi sono stati interventi significativi, salvo una consistente obiezione della rappresentante di Banca etica o, per la precisione, dei tre gruppi regionali di soci della stessa istituzione. L’obiezione è la seguente: la RESFVG non è sufficientemente partecipata, rappresentativa, dalle buone pratiche presenti in regione, con particolare riguardo a quelle di maggior peso. Conseguentemente, la sua costituzione è prematura e richiede quindi un ulteriore lavoro di preparazione del consenso.
L’obiezione merita di essere discussa e approfondita perché ci fa correre il rischio di cadere nel paradosso del comma 22 (su Wikipedia la spiegazione). In sostanza, si dice: non aderisco fino a quando la Rete non sarà maggiormente partecipata. Ma in questo modo, nessuno mai parteciperà.
L’errore, a mio avviso, sta nel non aver compreso appieno la natura di una Rete democratica e partecipata, continuando a confonderla con una Associazione o con un Consorzio. La rete non ha testa, oppure ha tante teste quanti sono i nodi. La Rete è un sistema aperto di connessioni fra nodi che entrano ed escono a loro piacimento, senza alcuna gerarchia di tipo temporale (i fondatori), conoscitivo (ho il monopolio della conoscenza), spaziale (sto al centro di un territorio, sto nel capoluogo) , decisionale (via delega formale o informale). Le connessioni si stabiliscono in virtù della condivisione di valori, procedure, obiettivi. Quindi, andiamo avanti e dichiariamoci tutti disponibili a discutere anche con i tre citati gruppi, per fugare dubbi e, discutendo, per crescere tutti insieme.
L’ultima parte dell’Assemblea è stata dedicata alla raccolta di adesioni che concretizzano, che danno risposta alla domanda: “che cosa posso fare per la Rete”.
A questo proposito è stata accolta la proposta, sempre emendabile, di orientare le adesioni verso la formazione di due grandi tipologie di reti: settoriali e territoriali.
Le reti settoriali (RS) proposte sono: RS1-gruppi di acquisto solidale, RS2-botteghe del commercio equo e solidale, RS3-banche del tempo, RS4-ambiente (risparmio energetico, tutela del territorio, ecc.), RS5-beni comuni (acqua, aria, terra, conoscenza, ecc.), RS6-produzioni, RS7-salute, RS8-cultura (lavorare sugli immaginari), RS9-attività istituzionali (che cosa possono fare le pubbliche amministrazioni), RS10-finanza etica (condividere risorse per sostenere lo sviluppo di buone pratiche, ecc.), RS11-manutenzione della rete (del sistema informativo, delle convocazioni, ecc.).
Le reti territoriali (RT)fanno riferimento alla formazione dei distretti di economia solidale che, per ora, abbiamo deciso di far coincidere con la zonizzazione dei 19 Ambiti socioassistenziali in cui è suddivisa la nostra regione. I distretti sono i seguenti (viene per ora riportato solo il nome del Comune capo ambito): RT1-Duino Aurisina, RT2-Trieste, RT3-Muggia S. Dorligo, RT4-Alto Isontino, RT5-Basso Isontino, RT6-Gemonese, RT7-Carnia, RT8-San Daniele, RT9-Tarcento, RT10-Cividale, RT11-Codroipo, RT12-Udine, RT13-Cervignano, RT14-Latisana, RT15-Sacile, RT16- S. Vito, RT17-Azzano Decimo), RT18-Maniago), RT19-Pordenone.
Ogni nodo (individuale o collettivo) può dare la sua disponibilità a far parte di una o più reti territoriali e/o settoriali. Se una rete settoriale o territoriale riceverà più adesioni, saranno gli stessi aderenti a nominare un loro referente (o definito con altro termine se più confacente al ruolo assegnato. Per ora teniamoci questa dizione). Diversamente, se una rete registrerà un’unica adesione, questo nodo assumerà automaticamente il ruolo di referente.
Hanno dato la loro disponibilità: Anna Maria Giaggioli (RT4, RS1, RS2), Laura Galluzzo (RS7), Giorgio Jannis (RS8, RS11), associazione ARIA (RS8), Marco Duriavig e Paolo Tomasin (RS9), Ferruccio Nilia (RS11).
3. Altre proposte
Al termine dell'incontro, proprio per favorire la possibilità di un'estensione immediata della Rete, si decide che è opportuno tenere, quanto prima possibile, quattro incontri articolati nelle quattro province.
E’ emersa inoltre l'opportunità di un approfondimento sul tema che, per semplicità, definiremo come il rapporto fra reti digitali e reti analogiche (importanza del rapporto diretto interpersonale, ma anche utilizzo molto più intenso degli strumenti che oggi sono a nostra disposizione per comunicare, lavorare assieme ecc.)."
4. Conclusioni
Qui si conclude la bozza e si resta in attesa delle osservazioni e delle integrazioni, nonché:
l’adesione alla rete per chi ancora non lo ha fatto (tramite la scheda che trovate su questo blog, nella colonna di destra);
la disponibilità a lavorare in una o più delle reti settoriali e/o territoriali proposte (basta indicare la/le sigla della rete settoriale “RS .. “e/o territoriale “RT…” descritte).
Per mantenere "centralizzati" gli apporti integrativi a questo resoconto collaborativo dell'ultima Assemblea, consigliamo di produrre i vostri interventi direttamente qui sul blog, come commento a questo stesso articolo - il "bottone" (comments) per i commenti è qui sotto.
Per sicurezza, scrivete le vostre osservazioni su un documento di testo, poi fate copia incolla dentro la finestrella dei commenti; firmate il vostro intervento.
16 aprile 2009
Diventa nodo della Rete di conomia Solidale del FVG
Portiamo quindi alla vostra valutazione gli elaborati, proponendone la valutazione e approvazione nell’Assemblea che è convocata per venerdì 24 aprile alle ore 18.00, presso la sede della CGIL di via Bassi 36 – Udine.
Vi preghiamo di fare ogni sforzo per intervenire, per esprimere la vostra adesione, per impegnarvi ad iscrivere altre persone ed associazioni.
25 marzo 2008
Decrescita e Elezioni2008
Premessa
E' in via di costituzione la Rete di economia solidale del Friuli Venezia Giulia. Il documento base che illustra le motivazioni, gli obiettivi ed il percorso costitutivo di tale iniziativa può essere esaminato sul blog resfvg.blogspot.com.
Tale documento: "Costituzione della Rete di Economia Solidale del Friuli Venezia Giulia RESFVG", si apre descrivendo il motivo che porta diverse associazioni e persone già impegnate nella realizzazione e diffusione di buone pratiche a fare rete: "L'attuale sistema socio economico, egemonizzato dal mercato capitalistico, sta portando l'umanità verso il collasso ambientale, economico, energetico, sociale e politico. Soluzioni parziali non sono più percorribili in quanto i fattori di crisi sono ormai sistemici. Occorre rompere l'egemonia di tale modello economico, i cui obiettivi sono quelli di espandere all'infinito bisogni e consumi, di rendere "liquide", strumentali, le relazioni fra le persone e gli aggregati sociali. E' urgente immaginare insieme, progettare e costruire un nuovo sistema, in grado di offrire a noi tutti un percorso diverso e democratico di fare economia"solidale".
Le ragioni di un cambiamento
Da questa breve premessa si può facilmente comprendere il motivo per il quale il presente appello è rivolto indistintamente a tutti i candidati, poiché nessuno dei partiti sostiene esplicitamente ed in modo organico la necessità di uscire dalla logica della crescita indefinita che viene espressa sinteticamente attraverso la formula dell'incremento del PIL.
Pur con accentuazioni diverse - sul ruolo e sul peso delle politiche di welfare da adottare, sulle misure per affrontare la crisi ambientale ed energetica - tutte le formazioni politiche continuano a ritenere, di principio o di fatto, il mercato come principale motore di sviluppo del benessere materiale delle persone.
Non siamo contro il mercato, ma contro la sua egemonia materiale e sociale, nel garantire la sussistenza. Siamo invece convinti che la principale forma di organizzazione economica in grado di assicurare benessere materiale e psicologico, coesione sociale, rispetto dell'ambiente e delle risorse naturali finite sia rappresentata dai sistemi di reciprocità (la reciprocità è, ad esempio, il principio che accomuna tutti i soggetti del terzo settore e che connotava l'economia civile della scuola napoletana e lombarda del XVIII secolo: Genovesi,
Verri, Beccaria, Romagnoli, Cattaneo, Muratori).
Il mercato si basa sullo scambio, sulla competizione, sull'espansione infinita dei bisogni e quindi dei consumi. La sua logica è talmente pervasiva da aver incorporato, piegato, la società e le sue istituzioni all'economia. La forma economica, da mezzo per garantire la sussistenza, è diventata fine. E l'uomo il suo mezzo.
La reciprocità, basata sul dono, sulla cooperazione, sulla solidarietà, sulla mutualità già ora produce beni materiali e relazionali la cui evidenza economica è difficilmente percepibile, non esistendo un sistema di contabilizzazione che non sia mediato dalla moneta. Se lo si facesse (e non sarebbe per nulla difficile farlo), siamo convinti che il peso economico di questo sistema già ora sarebbe uguale se non superiore a quello prodotto dal mercato, e senza gravare quest'ultimo delle perdite dovute ai danni sociali ed ambientali che esso produce ed esternalizza. La reciprocità è quindi un sistema sociale ed istituzionale che incorpora l'economia, che la mantiene mezzo e non fine.
La reciprocità già oggi crea beni relazionali ad alto valore sociale aggiunto, compresa la fiducia, senza la quale lo stesso mercato (come ormai avviene sempre più spesso) corre il rischio di trasformarsi in una giungla che non premia i più bravi, i più innovativi ma i più spregiudicati. L'aumento dei beni relazionali è il primo passo decisivo per ridurre l'attuale propensione ai consumi superflui e compulsivi, ma divenuti necessari per anestetizzare la mancanza di senso delle nostre vite. Basti pensare al peso che ha oggi (anche in termini di sola spesa sanitaria) la depressione, evidente sintomo di tale mancanza di senso, della povertà di relazioni vere, profonde, non strumentali fra le persone.
La reciprocità può allo stesso tempo assicurare la produzione di beni materiali necessari alla sussistenza dell'uomo e del suo ambiente a condizione di avviare un grande processo di trasformazione della nostra organizzazione sociale, economica e territoriale. E' un compito certamente colossale, ma meno oneroso e rischioso degli effetti delle guerre che la natura, o le nazioni, possono scatenare a causa degli sconvolgimenti climatici o dell'esaurimento delle materie prime.
Poiché non riteniamo di essere utopisti o sprovveduti, ma semplicemente mossi dal principio di precauzione e di responsabilità, condividiamo con molti ormai, la proposta di avviare forme sperimentali di economia solidale, a partire dal territorio in cui viviamo. Gli effetti positivi si possono già apprezzare. Ad esempio, i Gruppi di acquisto solidale, limitandoci a quelli che si sono formati per l'acquisto di beni alimentari, stanno producendo una domanda che incentiva l'offerta dell'agricoltura e della zootecnia biologica locale. Questo processo di formazione di filiere corte (perché avvicinano produttore e consumatore) ha una pluralità di vantaggi di natura sistemica: valorizza le risorse locali, riduce i trasporti di merci e persone, responsabilizza produttori e consumatori, sviluppa forme di convivialità fra le persone.
La nostra azione è quindi orientata a sostenere lo sviluppo sul territorio di queste buone pratiche e di farle interagire affinché diventino progressivamente sistema. Questi sistemi territoriali sono definiti distretti e reti di economia solidale.
Il documento che abbiamo segnalato in premessa descrive, seppur succintamente, il percorso che intendiamo seguire.
L'appello
Il processo di conversione della nostra economia, che abbiamo descritto e che responsabilmente cerchiamo di promuovere dal basso, attraverso l'impegno diretto dei cittadini e delle loro forme organizzate, potrà accelerare i suoi tempi di realizzazione ed aumentare la sua efficacia se, parallelamente, troverà appoggio e coerenza nell'azione politico-amministrativa delle istituzioni pubbliche.
Chiediamo pertanto ai candidati e alle loro formazioni politiche:
- di riconoscere la necessità, per fronteggiare la crisi ambientale e sociale innescata ed alimentata dal sistema economico di mercato, di far progressivamente crescere il sistema di economia solidale;
- di perseguire tale obiettivo di crescita secondo un'ottica di tipo sistemico e di traguardarlo in orizzonte non solo di breve periodo. In questo modo sarà possibile immaginare un percorso di programmazione di interventi non episodici della pubblica amministrazione;
- di coinvolgere i cittadini nei processi programmatori e decisionali, attraverso forme di reale democrazia partecipativa. Perché ciò si realizzi occorre assicurare la massima informazione e trasparenza della pubblica amministrazione, nonché prevedere e sostenere iniziative di autogoverno di servizi che i cittadini possono attivare secondo principi di reciprocità;
- di orientare le politiche e le azioni dell'intero sistema pubblico e dei suoi enti strumentali a tutela dell'ambiente e dei beni comuni, al risparmio e all'autonomia energetica, all'obiettivo dello "zero rifiuti", al favorire il massimo sviluppo delle filiere corte per tutti i beni che possono essere prodotti e consumati nel territorio regionale;
- di riconoscere l'utilità sociale delle buone pratiche e delle loro reti territorialmente organizzate coinvolgendole, al pari delle altre categorie socialmente ed economicamente significative, nelle scelte delle diverse amministrazioni e sostenendole con adeguati strumenti.
22 marzo 2008
Documenti e appuntamenti
Segnalo la disponibilità di nuovi documenti presso la sezione "Pagine" del gruppo, all'indirizzo groups.google.com/group/resfvg.Colgo anche l'occasione per diffondere la notizia di un'interessante iniziativa sui temi della democrazia partecipativa: presso il Circolo ARCI Mis(s)Kappa, via Bertaldia Udine, Gilberto Marzano e Gaddo De Anna ci spiegheranno cosa sono e come funzionano Agenda 21 e il Bilancio Partecipativo, nel corso di un incontro ititolato "Gli strumenti della partecipazione, gli strumenti della decisione". Martedì 25 marzo, ore 18.00. Qui la locandina.
4 marzo 2008
Costituzione della Rete di Economia Solidale

Commentiamo liberamente il seguente documento (una sua versione estesa, comprensiva di note e glossario, si trova qui a destra, nella sezione Documenti utili)
Costituzione della Rete di Economia Solidale del Friuli Venezia Giulia “RESFVG”
L’orizzonte
L’attuale sistema socio economico, egemonizzato dal mercato capitalistico, sta portando l’umanità verso il collasso ambientale, economico, energetico, sociale e politico. Soluzioni parziali non sono più percorribili in quanto i fattori di crisi sono ormai sistemici.
Occorre rompere l’egemonia di tale modello economico, i cui obiettivi sono quelli di espandere all’infinito bisogni e consumi, di rendere “liquide”, strumentali, le relazioni fra le persone e gli aggregati sociali.
E’ urgente immaginare insieme, progettare e costruire un nuovo sistema, in grado di offrire a noi tutti un percorso diverso e democratico di fare economia“solidale”.
L’obiettivo
In Italia, come in altri Paesi, si stanno costituendo reti locali di buone pratiche, denominate distretti e reti di economia solidale.
Le buone pratiche (i nodi della rete), che si stanno moltiplicando anche nella nostra regione, possono iscriversi in un orizzonte di economia solidale solo se sapranno fare sistema, ovvero sostenersi reciprocamente e dotarsi di istituzioni in grado di offrire un contenitore tale da garantirne il sostegno e lo sviluppo. I distretti e la rete di economia solidale sono per l’appunto questo contenitore istituzionale.
Il percorso
1. I nodi del sistema.
Sul nostro territorio si stanno moltiplicando realtà che a diverso titolo possono definirsi buone pratiche
L’esperienza insegna che queste singole iniziative, se scollegate fra loro e prive di un comune progetto, corrono il rischio di essere riassorbite dal sistema, di esaurire la loro originaria carica ideale.
Questa constatazione ci suggerisce due caratteristiche fondamentali che devono connotare le imprese dell’economia solidale: la necessità di non superare soglie dimensionali tali da togliere ai soci una reale capacità di partecipazione democratica; l’esigenza di connettersi con altre realtà associative e produttive del territorio di insediamento.
2. La rete di primo livello. I distretti di economia solidale
Perché le singole pratiche facciano sistema, determinino un insieme di condizioni tali da produrre un’economia solidale, ecocompatibile, democratica, ove prevalga il principio di reciprocità occorre riscoprire il legame fra noi e l’ambiente in cui viviamo e da cui possiamo trovare sostentamento per i nostri bisogni di sopravvivenza (anche in caso di esaurimento del petrolio e di altre materie prime) e di relazione con gli altri.
Lo strumento che pensiamo viene comunemente definito “distretto di economia solidale”.
Per passare dall’economia formale, quella del mercato in cui siamo immersi e da cui dipendiamo in larghissima parte, all’economia sostanziale11, solidale, ecologicamente e socialmente sostenibile, il distretto rappresenta un laboratorio nel quale le buone pratiche impareranno a cooperare, a ridurre gradatamente la logica, il peso economico e sociale dello scambio con quello della reciprocità, del dono, della cooperazione.
Per queste ragioni il nostro sforzo, in questa prima fase, deve avere come scopo quello di dimostrare che il distretto di economia solidale è un modello, un prototipo in grado di offrire una soluzione “felice”, non socialmente traumatica, di riconversione sociale ed economica.
In Friuli Venezia Giulia ci proponiamo di individuare alcune aree territoriali in cui avviare prototipi di distretto, per creare una prima rete di sostegno, di scambio di esperienze.
3. Il secondo livello. La rete di economia solidale del Friuli Venezia Giulia
Il distretto, come si è definito, rappresenta la prima rete di relazioni necessarie ad assicurare gran parte dei bisogni primari e relazionali delle persone. Ma, per altri bisogni e relazioni, per una maggiore efficacia del sistema, occorre andare a scale territoriali superiori. Per questo si ipotizza, in questo nostro contesto, un livello di scala regionale (ad una sorta di consorzio fra distretti), che chiamiamo rete di economia solidale del Friuli Venezia Giulia.
Finalità e forma della Rete di economia solidale
Se la configurazione finale della Rete regionale sarà quella del “consorzio” fra i distretti, ciò potrà aversi solo quando l’intero o gran parte del territorio regionale sarà distrettualizzato.
Nel frattempo pensiamo ad un organismo provvisorio, composto da soggetti collettivi, al quale affidare i seguenti compiti:
- sostegno e sviluppo delle buone pratiche e dei distretti di economia solidale sull’intero territorio regionale;
- diffusione delle informazioni, della conoscenza e della cultura dell’economia solidale all’intera collettività regionale e alle sue istituzioni pubbliche;
- rappresentanza dell’economia solidale.
Per poter svolgere le prime due funzioni, occorrono competenze e mezzi non reperibili attraverso il solo ricorso al contributo degli associati. Convinti che l’azione svolta dalle buone pratiche e dalle loro reti riveste, ed in misura sempre crescente, assumerà una forte valenza di pubblico interesse (economico e sociale) riteniamo legittimo chiedere esplicitamente (e senza contropartite più o meno esplicite) alle principali istituzioni pubbliche il riconoscimento della RESFVG ed il suo sostegno finanziario e normativo.
Forma della Rete di economia solidale
Per giungere alla costituzione di quella che abbiamo chiamato istituzione provvisoria occorre passare attraverso una fase costituente, che avrà il compito:
- di raccogliere le adesioni di tutti i soggetti interessati;
- di stilare la “Carta” della Rete e portarla all’approvazione dell’Assemblea costituente;
- di eleggere gli organi di governo, stabiliti dalla Carta medesima.
________________
Gli appuntamenti
Sabato 15 marzo a Palmanova, ore 9.30, presso il Meeting Point San Marco (entrata a fianco del Duomo, nella piazza centrale): assemblea costituente.
L’assemblea costituente decide data, luogo e modalità di convocazione dell’assemblea generale di costituzione della Rete.

