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12 aprile 2011

Energia verde in Europa

via Eco dalle Città


Rinnovabili, Eurostat: in dieci anni raddoppiato il consumo di energia verde in Europa 
In occasione della Settimana europea dell'energia sostenibile, l'istituto europeo di statistica rende noti dati sul trend del mix energetico europeo negli ultimi dieci anni. Il contributo delle rinnovabili è passato dal 5,4% del 1999 al 9% del 2009. Il settore cresce anche in Italia (prima del decreto Romani), ma i Paesi del nord Europa sono molto più avanti
Il consumo di energie rinnovabili nell'Unione europea è raddoppiato nel decennio 1999-2009, passando a rappresentare dal 5,4% al 9% del mix energetico comunitario. Lo rivelano i nuovi dati diffusi da Eurostat in occasione della Settimana europea dell'energia sostenibile, in corso fino al 15 aprile. Secondo l'agenzia statistica ufficiale dell'Ue, in testa alla classifica degli stati membri più rinnovabili c'è la Lettonia, dove le fonti alternative rappresentano il 36% del pacchetto energetico nazionale, seguita da Svezia (34%), Austria (27%), Finlandia (23%), Portogallo (19%) e Danimarca (16,7%). L'Italia non sfigura, anche se è ancora molto lontana dalle “prime della classe”. Nell'arco di dieci anni il nostro Paese è riuscito a portare il contributo delle rinnovabili dal 5,7% al 9,5%, ma resta da capire se il trend sarà ,mantenuto anche dopo l'entrata in vigore del contestatissimo decreto Romani.
Anche grazie al boom dell'energia pulita (e complice probabilmente anche la crisi economica), è calata, nel Belpaese, la dipendenza dal petrolio e dai prodotti petroliferi, che tra il 1999 e il 2009 è passata dal 53% al 42,3% del nostro mix energetico (restiamo comunque al di sopra della media Ue, scesa dal 39% al 36,6%). Agli Italiani resta invece il primato del consumo di gas, salito dal 32,2% del 1999 al 37,9% del 2009. In questa particolare graduatoria, l'Italia è seconda solo all'Olanda (43%), insieme alla Gran Bretagna (38%) e prima dell'Ungheria (36%). La media europea è del 24,5%.
Crescono anche i consumi di carburanti solidi, passati dal 18% al 16% in Europa e dal 6,8% al 7,6% nel nostro Paese. Stabile, infine, l'utilizzo di energia nucleare, che negli ultimi dieci anni ha rappresentato il 14% del pacchetto energetico dell'Unione europea.

10 aprile 2010

Un sito per... vivere con stile

Il sito di Legambiente Viviconstile raccoglie interessanti ed utili dossier, approfondimenti, consigli su temi quali il riscaldamento, la mobilità, l'abitare, il tempo libero, gli elettrodomestici (a tal proposito è interessante la "Eco top ten" di quelli a minor impatto ambientale)
Le scelte che ciascuno di noi opera in relazione a questi aspetti, e, di conseguenza, lo stile cui ciascuno di noi impronta la propria vita, determinano ricadute sull'ambiente, sulla salute, sulla sicurezza dei luoghi in cui viviamo, sulle spese quotidiane e, dunque, incidono sulla QUALITA' della vita, non solo nostra, ma di tutti.
 
Pensiamo, ad esempio, all'uso che facciamo dell'energia in casa: quanto incide sul nostro conto in banca e sull'inquinamento dell'aria? E sommata a tutti i consumi energetici delle nostre case, insieme a quella degli edifici in cui studiamo, lavoriamo, usufruiamo dei servizi indispensabili al vivere moderno, quanta rilevanza assume a livello mondiale?
Via libera, dunque, all'informazione e alla conoscenza, affinché, come si dice nel sito, ci sia data abbastanza libertà di scelta, abbastanza informazioni per decidere, e facile disponibilità di beni di consumo e servizi adeguati per vivere in case più accoglienti, uffici e luoghi di lavoro più sani, strade più sicure, ambienti naturali meno inquinati. 
L'acqua, l'aria e il clima sulla terra, il suolo, la natura, non sono più abbondanti, puliti, disponibili, scontati!

23 marzo 2010

Acqua, treni, km0, fotovoltaico: segnalazioni

In Regione esistono dei Comitati dei Pendolari. Sì, i comitati di quelli che quotidianamente o comunque con notevole frequenza prendono dei treni per recarsi sul posto di lavoro, e ogni giorno possono notare le criticità (pulizia, riscaldamento, puntualità, linee soppresse) delle Ferrovie. Negli anni scorsi, in maniera assolutamente spontanea, molti pendolari han fatto passaparola tra loro, riuscendo in tal modo a essere talvolta ascoltati nelle loro richieste di miglioramento dei servizi ferroviari.
Cercando in Rete, ho trovato il blog del Comitato Pendolari Gemona Udine e quello del Comitato Pendolari FVG: su quest'ultimo trovate, a questo indirizzo, un interessante intervento di Marco Chiandoni intitolato "Acqua e ferrovia" dove con gli opportuni distinguo viene tentato un parallelo tra le reti di distribuzione dell'acqua e le reti di distribuzione di umani, ovvero i binari, e le conseguenze di una loro privatizzazione, come in molte parti è successo.

Contro la spesa a chilometri zero. Certo, il più delle volte ridurre le distanze tra produttori agricoli e consumatori migliora la qualità dell'ambiente, in quanto evita di immettere nell'atmosfera quintali di anidride carbonica prodotta dai necessari trasporti delle derrate.
Ma bisogna porre attenzione: dobbiamo sempre procedere pragmaticamente, senza che una visione ideologica (il km0 è sempre preferibile) condizioni i nostri comportamenti d'acquisto.
Un articolo di Dario Bressanini, nella rubrica "Scienza in cucina" sull'Espresso, spiega che le cose non sono semplici come sembrano. A esempio, metà dell'inquinamento è provocato dal consumatore, non dal produttore e dalla filiera dei trasporti. Se devo fare 20 km in auto per fare il giro dei negozietti alimentari che vendono prodotti a km0, inquino di più di quanto farei se andassi direttamente in un unico luogo di grande distribuzione, dove tutte le merci convergono.
E' da comprendere un fenomeno che si chiama economia di scala. L'ipotesi che un cibo locale richieda sempre meno energia si è rivelata falsa. Produrre carne d'agnello in una grande fattoria in Nuova Zelanda e portarla ad Amburgo richiede meno energia che l'allevamento in Germania, dove visto il clima dovrebbero essere inclusi nel ragionamento anche gli sprechi dovuti al riscaldamento delle fattorie, i mangimi, la cura.
Se compro pomodori in un Farmer's Market a febbraio a Udine, sicuramente sto comprando pomodori cresciuti in serra: potrebbe facilmente darsi che il consumo energetico complessivo per produrli in FVG sia superiore a quanto gli stessi pomodori richiederebbero se fossero stati coltivati in SudAfrica, tenendo conto anche del trasporto per portarli sulle nostre tavole.

Il fotovoltaico ha bisogno di una filiera. Per potenza installata l'Italia, dopo il boom degli ultimi due anni, si trova al secondo posto nella classifica in Europa dopo la Germania per potenza installata. Se però allarghiamo lo sguardo allìintera filiera di produzione dei pannelli fotovoltaici le cose purtroppo cambiano decisamente in peggio. 
Basti pensare che l'industria italiana delle energie rinnovabili complessivamente deve importare circa i tre quarti della componentistica necessaria. Un problemino che non incide negativamente solo (si fa per dire) sullo sviluppo occupazionale ed economico che invece potrebbe derivarne, ma che fa salire anche i prezzi mettendo a rischio il raggiungimento degli obiettivi che su scala europea toccherebbero all'Italia, ovvero il 17% di produzione da fonti rinnovabili al 2020. E a dirlo è la Commissione europea, che ha già fatto cattivi pronostici per il nostro paese.
Quando invece, secondo uno scenario condotto da Iefe-Bocconi, se l'industria italiana riuscisse a coprire almeno il 70% del fabbisogno interno di componenti per la generazione di energia rinnovabile da qui al 2020, si potrebbero creare almeno 175 mila nuovi posti di lavoro e un fatturato di circa 70 milioni di euro.


26 novembre 2009

Pericolosi pagliacci


Centrali a biomasse a Gorizia e Staranzano, libro bianco sui “gravi danni ambientali”

“Installazioni che non comportano nessun beneficio per gli abitanti, con un impatto ambientale che viene sottovalutato da gestori e autorità, senza alcuna ricaduta occupazionale sul territorio”. Si parla di centrali a biomasse. E in particolare dei nuovi impianti che verranno realizzati a Gorizia e a Staranzano: 34 Mw il primo, 55 il secondo.
Il progetto goriziano ha già incassato la secca opposizione di Legambiente, che fa notare come il progetto sia stato “tenuto nascosto” e ricorda l’enorme impatto ambientale prodotto dalla produzione e dal trasporto dell’olio vegetale che alimenterà la centrale. Rifondazione comunista e Pdci rincarano la dose sottolineando “l’assoluta mancanza di democrazia e trasparenza nella vicenda. Vogliamo quindi innanzitutto capire se tale procedura sia legittima. Non comprendiamo, peraltro, come sia possibile che il Quartiere di Sant’Andrea abbia espresso parere favorevole. Secondo le nostre prime informazioni, e viste anche le dichiarazioni alla stampa del promotore Fiannaca, sarà necessario un notevolissimo traffico di di mezzi per il trasporto dell’olio di palma, importato in genere dall’Indonesia, con notevole danno ambientale”.
A Staranzano manca solo qualche dettaglio all’apertura del cantiere e l’opposizione del comitato “Staranzano partecipa” si fa sempre più forte. Tanto da arrivare alla redazione di un vero e proprio libro bianco sulla centrale a olio vegetale di Staranzano.
Ma cosa prevede il progetto in termini finanziari? Dietro le centrali c’è un giro di soldi di non poco conto per una realtà di 7mila abitanti. Nelle casse del Comune di Staranzano entrerà un’una tantum di 80mila euro, prevista nell’accordo tra la società e l’amministrazione comunale. Oltre a ciò sono previste opere di mitigazione ambientale, il controllo e la verifica di filtri e sistemi di controllo delle emissioni, oltre a un contributo di 200 mila euro all’anno per i “disagi” causati dall’impianto. Tra questi, solo per citare i più visibili, una ciminiera di 40 metri che svetterà a poca distanza dal parco dell’isola della Cona svetterà e il canto degli uccelli coperto da emissioni acustiche di 95 decibel.

Scarica il Libro bianco sulla centrale a biomasse

fonte: Bora.la

5 ottobre 2009

Politiche energetiche a Udine

Il 26 settembre alla Fiera di Udine si è tenuto il convegno "Il ruolo dei Comuni nella promozione del risparmio energetico", dove si è cercato di approfondire le scelte sulle politiche energetiche a partire dall'esperienza di Udine, visto che qui dal primo giugno, prima amministrazione comunale in Regione FVG, è in vigore il nuovo regolamento edilizio che prevede la certificazione CasaClima per tutti i nuovi edifici.

Nel corso del convegno sono intervenuti il sindaco di Udine Furio Honsell, il presidente dell'Ape di Udine Loris Mestroni, l'assessore all'Energia della Provincia di Udine Stefano Teghil, il dirigente del ministero dell'Ambiente Antonio Lumicisi, il direttore dell'agenzia CasaClima di Bolzano Norbert Lantschner, l'arch. Stefano Fattor, già assessore al Comune di Bolzano, l'amministratore delegato della Fantoni spa Paolo Fantoni, il presidente di Legambiente FVG Giorgio Cavallo, Vitto Claut del Codacons di Udine, Claudio Pantanali di Confindustria Udine e Adriano Savoia, presidente della Federazione Italiana Agenti Immobiliari.

Honsell ha presentato il PEC Piano Energetico Comunale, parlando di riduzione di CO2 e di tecnologie per i sistemi di risparmio soprattutto per edifici di una certa età quale via maestra per ottemperare alle indicazioni europee, ovvero il "Pacchetto Energia" del gennaio 2009, definite 20-20-20 (arrivare entro il 2020 a produrre il 20% dell'energia da fonti rinnovabili e ridurre del 20% le emissioni di anidride carbonica), nonché esponendo la filosofia stessa dell'impegno sul risparmio, ragionando a esempio sul kilometro zero.
Interessante il Patto tra i Sindaci europei (a riprova di iniziative "dal basso") per il raggiungimento di simili obiettivi, firmato come protocollo recentemente dal Comune di Udine e da altre novanta municipalità in Italia.

Dopo altri interventi di Mestroni (il ruolo di APE Agenzia Provinciale per l'Energia di Udine) e di Lumicisi (ha mostrato un po' di grafici sulle fonti energetiche, sulla necessità del rinnovabile) ha preso la parola Lantschner di CasaClima di Bolzano, il quale ha esordito preannunciando il suo dover fare necessariamente la parte del "cattivo", perché qui non si è ancora capito bene il dramma a cui stiamo andando incontro, nell'insistere con petrolio e carbone senza comprendere l'ormai superato picco della produzione e la non-economicità dei sistemi attuali.
L'Italia, ha detto esplicitamente, è messa male: continua a fare gli stessi errori da 40 anni, nel campo edilizio.

Dove sbagliamo? Oltre alla dipendenza dal petrolio, e alla stoltezza dell'attuale sistema di distribuzione dell'energia, la gravità sta nel non tenere in considerazione l'efficienza energetica, vera chiave di volta di tutti questi ragionamenti, in ogni settore.
Aiutandosi con dei grafici, Lantschner ha illustrato come il problema vero sia l'edilizia, non i trasporti: a causa dell'inadeguatezza delle costruzioni presenti oggi in Italia abbiamo uno spreco incredibile, non giustificabile.
E bisogna cambiare subito strategia: se ti accorgi di essere su un treno sbagliato, non serve a molto correre verso la coda, devi scendere il prima possibile.
I Comuni non devono "prescrivere" delle iniziative o delle migliorìe, devono piuttosto "premiare" chi fa le case meglio delle leggi attuali... in questo modo, introducendo un sistema premiante, diventa fondamentale il problema del certificato energetico.

Sempre da Bolzano, dove sono veramente all'avanguardia con simili pratiche edilizie (le case "popolari" vengono costruite in fascia B, e questo obbliga anche l'edilizia privata ad alzare la qualità dell'offerta), Stefano Fattor docente di architettura e già assessore a Bolzano mostra come in italia i sistemi di certificazione (caso unico, come al solito) non seguano i criteri europei, cosicché può capitare di acquistare o di poter costruire case che vantano una bassa "impronta" ecologica, ma la cui manutenzione energetica in realtà non appartiene affatto alla categoria di assegnazione, risultando più dispendiosa.


Il prossimo 9 ottobre a Udine verrà presentato il Piano energetico Comunale.

Pianificare l'energia, comunicare l'energia

Il giorno 9 ottobre 2009 alle ore 16.00 presso la sala Ajace del Comune di Udine, si terrà l'incontro pubblico "Pianificare l'energia, comunicare l'energia" per presentare il Piano Energetico Comunale 2009 e il progetto di comunicazione ambientale "Cyber-Display" a co-finanziamento europeo.
L'evento sarà l'occasione anche per raccogliere valutazioni e punti di vista sul nuovo Piano Energetico comunale, che saranno utili per pianificare i futuri interventi in ambito energetico.
Il PEC vuole inoltre implementare le funzioni della pianificazione territoriale e delle politiche di sviluppo sociale a livello locale, valorizzando la variabile energia quale fattore chiave di sviluppo. Viene pertanto assegnata alta priorità alla promozione delle fonti rinnovabili ed al risparmio energetico come mezzi per una maggior tutela ambientale.
Il PEC analizza le caratteristiche del sistema energetico locale alla data odierna, e definisce gli obiettivi di sostenibilità al 2020 coerentemente con gli indirizzi e gli obiettivi della commissione Europea nel settore dei consumi, delle emissioni di gas climalteranti e delle azioni individuate in ambito internazionale per il loro raggiungimento.

Il Piano Energetico è costituito da due documenti:
1. Bilancio Energetico;
2. Piano d'Azione.
Il Bilancio energetico restituisce l'immagine della domanda/offerta di energia sia per quanto riferibile all'Amministrazione che per il Territorio comunale. Il risultato è un documento che prevede una struttura flessibile ed adatta ad essere aggiornata con facilità.
Il Piano d'Azione è suddiviso in proposte di intervento a breve-medio termine e proposte a lungo termine, volte a promuovere l'uso razionale dell'energia ed il contenimento delle emissioni climalteranti. L'intento è duplice: da un lato sono state programmate iniziative per il contenimento dei consumi negli edifici e negl i impianti di proprietà comunale; dall'altro verranno realizzate campagne per la sensibilizzazione ed il coinvolgimento fattivo di soggetti di varia natura (pubblici e privati).

In termini pratici, la caratteristica del PEC è quindi quella di costituire uno strumento operativo, condiviso, chiaro, semplice, che coinvolge i diversi settori che hanno competenza indirettamente su aspetti energetici, e integrato con gli altri strumenti di programmazione e governo del territorio, evitando sovrapposizione tra essi.
L'incontro presenterà inoltre le prime attività svolte nell'ambito del progetto "Cyber-Display" a co-finanziamento europeo, per la comunicazione ambientale nelle scuole e ai cittadini dei temi del risparmi energetico.
All'evento, oltre all'Ass. Lorenzo Croattini in rappresentanza dell'Amministrazione Comunale, parteciperanno alcuni responsabili di Ecuba srl (la società affidataria dell'incarico di redazione del Piano) e Agnese Precotto in qualità di responsabile di una delle campagne di comunicazione sui temi dell'energia attualmente in corso. Sono stati inoltre invitati i rappresentanti di Confartigianato, Legambiente, dell'Agenzia Provinciale per l'Energia di Udine e di AMGA SPA al fine di fornire il punto di vista di diversi portatori di interesse operanti sul territorio.


28 agosto 2009

E io pago (cit.)

via Scorfano

Forse ero l’unico a non saperlo; e voi lo sapevate già tutti. Fatto sta che ho scoperto solo oggi che, datosi che l’Italia non ha rispettato gli accordi del protocollo di Kyoto sulla salvaguardia dell’ambiente, che magari è anche inutile, ma che pure aveva sottoscritto volontariamente, ne ha ricevuto in cambio una multa di 555 milioni di euro. La quale multa, la pagheremo interamente noi, intestatari di contratto con l’Enel, oltre che con l’inevitabile peggioramento del nostro ambiente e del nostro territorio, con un aumento di quaranta euro delle nostre bollette della luce.

Le responsabilità si dividono equamente tra il governo Prodi di ieri e quello Berlusconi di oggi: e nessuno si fa mancare niente. Una spiegazione in dettaglio di quanto è avvenuto e sta ancora avvenendo la trovate qui.

Io, che l’ho saputo solo ieri, mi sento, come si dice da qualche parte, “cornuto e mazziato”; e anche, absit iniuria verbis, un po’ preso per il culo.

1 dicembre 2008

Socializzare

Fonte: blogeko

Autostop controllato e a pagamento, la Provincia di Trento "sposa" Jungo

Ricordate Jungo, l'autostop a pagamento con la tessera di identità? Ebbene, di strada ne ha fatta dai primi esperimenti a Trento. Giusto oggi entra in vigore una convenzione con la Provincia Autonoma di Trento che, seppur senza stanziare un centesimo, garantisce aiuto a Jungo affinchè si diffonda come strumento di mobilità alternativa.

Cos'è Jungo? Eccolo spiegato.
Tutto parte dalla constatazione che il più delle volte tante auto vanno nello stesso luogo e alla stessa ora con a bordo solo il guidatore. E che nello stesso tempo il car pooling - autista e passeggeri che si danno appuntamento - stenta a decollare.
Rigido, farraginoso, da programmare in anticipo. E cosa succede se per un imprevisto uno dei due è in ritardo?

Jungo è una forma di autostop organizzato e nello stesso tempo estemporaneo: niente appuntamenti preventivi.
Però in nome della sicurezza i passaggi vengono scambiati solo fra autisti e passeggeri muniti di tessera di riconoscimento rilasciata dall'associazione. Che viene rilasciata dietro presentazione del certificato penale. Inoltre, a differenza che nell'autostop classico, i passaggi si pagano. Venti centesimi di "diritto fisso" più altri 10 al chilometro.
Il vantaggio per l'ambiente è evidente: in strada meno auto. Mano consumo di carburante e meno inquinamento atmosferico. Gli esperimenti finora effettuati a Trento hanno dimostrato che il "modello Jungo" funziona. Tanti autisti si fermano, coloro che cercano un passaggio lo ottengono in pochi minuti di attesa.

Con la convenzione, la Provincia di Trento, oltre a fornire supporto e informazione, si impegna a richiedere essa stessa, al posto del singolo o dell'associazione, il certificato penale per tutti coloro che vorranno scambiarsi passaggi tramite Jungo. Si impegna inoltre a gestire un call center al quale ricevere segnalazioni a proposito di passeggeri o guidatori che tengono comportamenti non corretti, affinchè possano essere estromessi dall'associazione.

La determina con cui la Provincia di Trento si convenziona con Jungo per l'autostop controllato e a pagamento

25 giugno 2008

Intervista a Jeremy Rifkin

Il blog ha intervistato Jeremy Rifkin, autore di fama mondiale, tra i suoi libri: “Economia all’idrogeno”.
Il mondo che conosciamo sta cambiando in fretta. Il petrolio sta finendo. L’energia avrà due caratteristiche: sarà rinnovabile, come il sole e il vento, e distribuita. Ognuno di noi potrà creare la propria energia e metterla a disposizione degli altri in rete.

"Ora, al tramonto [della seconda rivoluzione industriale] ci sono alcune situazioni davvero molto critiche. Il prezzo dell’energia sta drammaticamente salendo e il mercato mondiale del petrolio si è appena avviato al suo picco di produzione. I prezzi del cibo sono raddoppiati negli ultimi anni poiché la produzione di cibo è prevalentemente basata sui combustibili fossili. Appena raggiungeremo il picco della produzione di petrolio, i prezzi saliranno, l’economia globale ristagnerà, avremo recessione e ci saranno persone che non riusciranno a mettere in tavola qualcosa da mangiare. Il “picco del petrolio” avviene si è usato metà del petrolio disponibile. Quando questo avverrà, quando saremo all’apice di questa curva, saremo alla fine dell’era del petrolio perché il costo di estrazione non sarà più sostenibile. Quando arriveremo al picco? L’ottimista agenzia internazionale per l’energia dice che ci arriveremo probabilmente attorno al 2025-2035. D’altra parte negli ultimi anni alcuni dei più grandi geologi del mondo, utilizzando dei modelli matematici molto avanzati, rilevano che arriveremo al picco tra il 2010 e il 2020. Uno dei maggiori esperti sostiene che il picco è già stato raggiunto nel 2005.

Ora, il giacimento del Mare del Nord ha raggiunto il picco 3 anni fa. Il Messico, il quarto produttore mondiale, raggiungerà il picco nel 2010, come probabilmente la Russia. Nel mio libro, Economia all’idrogeno, ho speso molte parole su questa questione. Io non so chi ha ragione, gli ottimisti o i pessimisti. Ma questo non fa alcuna differenza, è una piccolissima finestra.

La seconda crisi legata al tramonto di questo regime energetico è l’aumento di instabilità politica nei Paesi produttori di petrolio. Dobbiamo capire che oggi un terzo delle guerre civili nel mondo è nei Paesi produttori di petrolio. Immaginate cosa accadrà nel 2009, 2010, 2011, 2012 e così via. Tutti vogliono il petrolio, il petrolio sta diventando sempre più costoso. Ci saranno più conflitti politici e militari nei Paesi produttori. Infine, c’è la questione dei cambiamenti climatici. Se prendiamo gli obiettivi dell’Unione Europea sulla riduzione della Co2, e la UE è la più aggressiva del mondo in questo senso, anche se riuscissimo a raggiungere quegli obiettivi ma non facessero lo stesso India, Cina e altri Paesi, la temperatura aumenterà di 6°C in questo secolo e sarà la fine della civilizzazione come la conosciamo.

Lasciatemi dire che quello di cui abbiamo bisogno adesso è un piano economico che sia sufficientemente ambizioso ed efficace per gestire l’enormità del picco del petrolio e dei cambiamenti climatici. Lasciatemi dire che le grandi rivoluzioni economiche accadono quando l’umanità cambia il modo di produrre l’energia, primo, e quando cambia il modo di comunicare, per organizzare questa rivoluzione energetica. All’inizio del XX secolo la rivoluzione del telegrafo e del telefono convergeva con quella del petrolio e della combustione interna, dando vita alla seconda rivoluzione industriale.

Ora siamo al tramonto di quella rivoluzione industriale. La domanda è: come aprire la porta alla terza rivoluzione industriale. Oggi siamo in grado di comunicare peer to peer, uno a uno, uno a molti, molti a molti. Io sto comunicando con voi via Internet. Questa rivoluzione “distribuita” della comunicazione, questa è la parola chiave: “distribuita”, questa rivoluzione “piatta”, “equa” della comunicazione proprio ora sta cominciando a convergere con la rivoluzione della nuova energia distribuita. La convergenza di queste due tecnologie può aprire la strada alla terza rivoluzione industriale. L’energia distribuita la troviamo dietro l’angolo. Ce n’è ovunque in Italia, ovunque nel mondo. Il Sole sorge ovunque sul pianeta. Il vento soffia su tutta la Terra, se viviamo sulla costa abbiamo la forza delle onde. Sotto il terreno tutti abbiamo calore. C’è il mini idroelettrico. Queste sono energie distribuite che si trovano ovunque. L’Unione Europea ha posto il primo pilastro della terza rivoluzione industriale, che sono le energie rinnovabili e distribuite.

Primo, dobbiamo passare alle energie rinnovabili e distribuite. La UE ha fissato l’obiettivo al 20%. Secondo, dobbiamo rendere tutti gli edifici impianti di generazione di energia. Milioni di edifici che producono e raccolgono energia in un grande impianto di generazione. Questo già esiste. Terzo pilastro: come accumuliamo questa energia? Perché il Sole non splende sempre, nemmeno nella bellissima Italia. Il vento non soffia sempre e le centrali idroelettriche possono non funzionare nei periodi di siccità. Il terzo pilastro riguarda come raccogliamo questa energia e la principale forma di accumulo sarà l’idrogeno. L’idrogeno può accumulare l’energia così come i supporti digitali contengono le informazioni multimediali. Infine, il quarto pilastro, quando la comunicazione distribuita converge verso la rivoluzione energetica generando la terza rivoluzione industriale. Prendiamo la stessa tecnologia che usiamo per Internet, la stessa, e prendiamo la rete energetica italiana, europea e la rendiamo una grande rete mondiale, come Internet.

Quando io, voi e ognuno produrrà la sua propria energia come produciamo informazione grazie ai computer, la accumuliamo grazie all’idrogeno come i media con i supporti digitali, potremo condividere il surplus di produzione nella rete italiana, europea e globale nella “InterGrid”, come condividiamo le informazioni in Internet. Questa è la terza rivoluzione industriale. Io lavoro con molte tra le più grandi aziende energetiche del mondo, come consulente. Lasciatemi fare una considerazione in termini di business, non in termini ideologici. Non credo che l’energia nucleare sarà significativa in futuro e credo che sia alla fine del suo corso e qualsiasi governo sbaglierebbe a investire nell’atomo. Vi spiego le ragioni. Non produciamo Co2 con gli impianti nucleari, quindi dovrebbe essere parte della soluzione ai problemi climatici. Ma guardiamo ai numeri. Ci sono 439 impianti nucleari al mondo, oggi, che producono solo il 5% dell’energia che consumiamo. Questi impianti sono molto vecchi.

C’è qualcuno in Italia o nel mondo che davvero crede che si possano rimpiazzare i 439 impianti che abbiamo oggi nei prossimi vent’anni. Anche se lo facessimo continueremmo a produrre solo il 5% dell’energia consumata, senza alcun beneficio per i cambiamenti climatici. E’ chiaro che perché ne avesse, dovrebbero coprire almeno il 20% della produzione. Ma perché la produzione di energia sia per il 20% nucleare, dovremmo costruire 3 centrali atomiche ogni 30 giorni per i prossimi 60 anni. Capito? Duemila centrali atomiche. Tre nuove centrali ogni mese per sessant’anni. Non sappiamo ancora cosa fare con le scorie. Siamo nell'energia atomica da 60 anni e l'industria ci aveva detto: "Costruite gli impianti e dateci tempo sufficiente per capire come trasportare e stoccare le scorie". Sessant'anni dopo questa industria ci dice "Fidatevi ancora di noi, possiamo farcela", ma ancora non sanno come fare. L'agenzia internazionale per l'energia atomica dice che potremmo avere carenza di uranio tra il 2025 e il 2035, facendo cosi' morire i 439 impianti nucleare che producono il 5% dell'energia del mondo. Potremmo prendere l'uranio che abbiamo e convertirlo in plutonio.

Ma avremmo il pericolo del terrorismo nucleare. Vogliamo davvero avere plutonio in tutto il mondo in un'epoca di potenziali attacchi terroristici? Credo sia folle. E infine, una cosa che tutti dovrebbero discutere col vicino di casa: non abbiamo acqua! Questo le aziende energetiche lo sanno ma la gente no. Prendete la Francia, la quintessenza dell'energia atomica, prodotta per il 70%. Questo e' quello che la gente non sa: il 40% di tutta l'acqua consumata in Francia lo scorso anno, e' servita a raffreddare i reattori nucleari. Il 40%. Vi ricordate tre anni fa, quando molti anziani in Francia morirono durante l'estate perche' l'aria condizionata era scarsa? Quello che non sapete e' che non ci fu abbastanza acqua per raffreddare i reattori nucleari, che dovettero diminuire la loro produzione di elettricita'. Dove pensano di trovare, l'Italia e gli altri Paesi, l'acqua per raffreddare gli impianti se non l'ha trovata la Francia?

Quello che dobbiamo fare è democratizzare l’energia. La terza rivoluzione industriale significa dare potere alle persone e per la generazione cresciuta con la Rete questo è la conclusione e il completamento di questa rivoluzione, proprio come ora parliamo in Internet, centinaia di persone sono in Internet, ed è tutto gratuito, e questi possono creare il più grande, decentralizzato, network televisivo, open source, condiviso…perché non possiamo farlo con l’energia? L’Italia è l’Arabia Saudita delle energie rinnovabili! Ci sono così tante e distribuite energie rinnovabili nel vostro Paese! Mi meraviglio quando vengo nel vostro Paese e vedo che non vi state muovendo nella direzione in cui si muove la Spagna, aggressivamente verso le energie rinnovabili. Per esempio, voi avete il Sole! Avete così tanto sole da Roma a Bari. Avete il Sole! Siete una penisola, avete il vento tutto il tempo, avete il mare che vi circonda, avete ricche zone geotermiche in Toscana, biomasse da Bolzano in su nel nord Italia, avete la neve, per l’idroelettrico, dalle Alpi. Voi avete molta più energia di quella che vi serve, in energie rinnovabili! Non la state usando…io non capisco. L’Italia potrebbe. Credo che, umilmente, quel che posso dire al governo italiano è: a che gioco volete giocare? Se il vostro piano è restare nelle vecchie energie, l’Italia non sarà competitiva e non potrà godere dell’effetto moltiplicatore sull’economia della terza rivoluzione industriale per muoversi nella nuova rivoluzione economica e si troverà a correre dietro a molti altri Paesi col passare del XXI secolo. Se invece l’Italia deciderà che è il momento di iniziare a muoversi verso la terza rivoluzione industriale, le opportunità per l’Italia e i suoi abitanti saranno enormi. Da anni seguo il tuo sito, vorrei che ci fossero voci come la tua in altri Paesi. Ha permesso a cosi' tante persone di impegnarsi insieme...credo sia istruttivo rispetto alla strada che dobbiamo intraprendere."