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21 dicembre 2009

Le speranze tradite di Copenhagen


Nessun obiettivo vincolante, nessun tetto di emissioni per ciascun paese, nessun serio obiettivo per il futuro. Le uniche cifre cui si fa riferimento sono quelle riguardanti gli aiuti finanziari ai Paesi poveri: sono previsti aiuti per 30 miliardi di dollari entro il 2012. Numerosi i Paesi che a Copenhagen si sono rifiutati di firmare l’accordo definendolo “una vergogna”.

Su Terranauta trovate un resoconto e un commento (articolo a cura di Alessandra Profilio) ai risultati raggiunti dal summit di Copenhagen sul clima mondiale.
Riassumendo ulteriormente, possiamo dire "non va per niente bene così" e se non ricorressi a formule retoriche di attenuazione, chiuderebbero questo blog per turpiloquio.

Ecco le considerazioni del Direttore Esecutivo di Greenpeace International, Kumi Naidoo:
“Ieri sera Copenhagen è stata la scena di un crimine. I responsabili sono stati i primi a fuggire verso l’aeroporto coperti di vergogna. I leader del mondo avevano tra le mani l’opportunità di una generazione che poteva cambiare il destino del Pianeta che sta correndo verso impatti climatici irreversibili. Ma alla fine hanno concluso un misero accordo con scappatoie talmente grandi da farci passare anche l’Air Force One”.

16 novembre 2009

Rimboccarsi le maniche per il clima

Questo articolo di Sergio Maistrello su Filtr prova a fare il punto sulle politiche mondiali riguardo il clima, e dinanzi alla delusione per la lentezza degli accordi internazionali suggerisce di insistere con le iniziative virtuose, individuali o comunque locali.
Quello che fa ognuno di noi, nel suo piccolo, moltiplicato per tante altre "piccole" ottime pratiche potrebbe introdurre quell'efficienza e quell'efficacia nel sistema dell'economia sostenibile che i grandi politici benché bendisposti faticano a promuovere per via legislativa.

E anche l'obiettivo europeo del 20-20-20 per il 2020 sembra allontanarsi.

Oltre la delusione per Copenhagen
Stati Uniti e Cina fanno perdere altro tempo al mondo sul riscaldamento globale. Tocca ripartire dalle persone
di Sergio Maistrello

È più utile, in una prospettiva globale di lungo periodo, investire sul dialogo tra Occidente e Cina oppure trovare un accordo che porti in tempi ragionevoli all'abbattimento delle emissioni di anidride carbonica nei paesi industrializzati? All'equilibrio geopolitico di fine decennio serve più una cambiale di Pechino sul tavolo di Washington o l'avviare una volta per tutte il processo di riconversione dell'economia mondiale verso la sostenibilità di lungo termine?
Certo è che il fallimento, a questo punto probabile e addirittura preventivo, del vertice di Copenhagen si infila in una lunga serie di occasioni mancate dal Protocollo di Kyoto (1997) in poi, marcando un distacco sempre più evidente tra le tensioni politiche ideali e l'opportunismo della realtà.
Sembra sempre più evidente che non saranno le grandi nazioni civilizzate i soggetti in grado di imprimere una svolta decisiva nel rendere questo pianeta un luogo più civile ed equo.
Ed è un peccato perché le popolazioni sembrano paradossalmente più reattive dei loro governanti, in questo senso. Così viene da pensare che se un cambiamento profondo ci sarà, non sarà imposto dall'alto, ma emergerà dalle pratiche virtuose dal basso.
Oggi più che mai quanti si dichiareranno delusi dal veto cinese e americano hanno un'alternativa più costruttiva del limitarsi a protestare: modificare i propri comportamenti e l'impatto ambientale delle proprie scelte di vita e dare l'esempio al vicini. Vediamo chi arriva prima al risultato.